Di recente nei nostri post abbiamo evidenziato le difficoltà italiane nel promuovere una transizione più spinta verso le rinnovabili elettriche, evidenziando che servirebbero una riforma alla regolamentazione del mercato (ovvero cambiare come si effettuano le compravendite di energia nel mercato e come si forma il prezzo di vendita dell’energia) e una presa di posizione più decisa contro impianti obsoleti e inquinanti.

Occorrerebbe muoversi nella direzione di fonti rinnovabili non intermittenti come quelle basate sulle biomasse (in particolare biogas), purché progettate in maniera sostenibile, nonché muoversi verso soluzioni infrastrutturali e tecniche che permettano di gestire al meglio le rinnovabili intermittenti. Occorre introdurre in maniera più estesa le diverse soluzioni di sistemi di accumulo disponibili, oppure sistemi elettronici intelligenti per la gestione della domanda e dell’offerta di energia rinnovabile e più in generale occorre adeguare la rete elettrica al nuovo assetto produttivo decentralizzato e non più appannaggio di grandi impianti centralizzati.

Tutto questo è impossibile? Forse no. Sicuramente, impostare un target così ambizioso, non può far altro che rendere il Paese più propenso a raggiungere traguardi eccellenti. In ogni caso ciò che è indispensabile è la volontà politica, una volontà di cambiamento che non farebbe altro che apportare benefici ambientali ed economici al nostro Paese. E il fatto che non sia impossibile è testimoniato dalla Danimarca, che si è posta l’obiettivo di arrivare al 2035 con il 100% di produzione di energia elettrica e termica da fonte rinnovabile e di rendere anche i trasporti 100% rinnovabili al 2050.

Per saperne di più, qui un articolo tratto da QualEnergia.it