Siamo nel pieno del dibattito sulle misure da intraprendere per sbloccare il mercato del lavoro e favorire l’occupazione, quando forse sarebbe più opportuno ragionare sulle politiche di incentivazione, informazione e sensibilizzazione da adottare per favorire la creazione di posti di lavoro e di nuove imprese.

In altre parole, perché concentrarsi tanto sulle regole contrattuali invece di puntare maggiormente a promuovere quelle forme di lavoro e di attività di impresa che si stanno rivelando capaci di resistere o addirittura di conseguire ottimi risultati pur in questo periodo di crisi?

Eppure di dati alla mano il Governo ne dispone ampiamente. Cerchiamo di fare chiarezza citando un resoconto dell’indagine conoscitiva sulla Green Economy condotta dalla Camera. Il resoconto è stato preparato da alcuni sostenitori del Movimento per la Decrescita Felice, di cui le Sentinelle sono simpatizzanti ed è qui riportato integralmente. Le prese di posizione di tipo politico non rappresentano quindi la posizione delle Sentinelle, che non pretendono di assumere un impegno in campo politico, ma di promuovere le proprie iniziative in maniera apartitica.

Da ultimo, ci teniamo a segnalare che il dato sul biogas fa riferimento al “biogas speculativo”, ovvero a quella tipologia di impianti ampiamente diffusi fino alla fine del 2012, a partire dalla qual data la nuova tariffa incentivante ha favorito la diffusione di impianti di taglia più piccola e più commisurati alle realtà aziendali in cui si vanno a inserire (con una contestuale contrazione del mercato delle installazioni di questi impianti).

Occupati per miliardo di euro investito nel settore della green economy.

Occupati per miliardo di euro investito nel settore della green economy.

Il 18 settembre 2014 le Commissioni congiunte VIII Ambiente e X Attività Produttive della Camera hanno approvato all’unanimità il documento finale relativo all’indagine conoscitiva sulla Green Economy, deliberata in data 30 ottobre 2013.

L’indagine prende spunto dalla necessità di affrontare la crisi economica che prosegue senza soluzione di continuità da cinque anni, e ha riportato l’Italia ai livelli di ricchezza dei primi anni duemila, creando emergenze sociali drammatiche quale l’elevato tasso di disoccupazione giovanile.

“Il tema OCCUPAZIONALE è stato centrale nell’indagine e dalle audizioni sono emersi dati ottimistici relativi a un deciso spostamento produttivo verso i “GREEN JOBS”. 
Secondo l’Eurobarometro 2012 il 51% delle piccole e medie imprese italiane impiegherà nel proprio organico almeno una figura professionale definibile come un green job. La media europea si attesta invece al 39 per cento delle imprese e questo significa che c’è, anche in analisi comparative delle imprese in Europa, un posizionamento delle imprese italiane già molto solido su questo versante. Analizzando i dati ISTAT delle forze di lavoro, Unioncamere e Symbola hanno quantificato in 3.100.000 le figure degli occupati italiani che fanno riferimento a questo tipo di economia, e per il 2013 un quarto della domanda di figure professionali è ascrivibile a professioni verdi. Il 60% delle assunzioni “green” sono a tempo indeterminato.

In particolare è stato stimato che la gestione virtuosa dei rifiuti in ottica di riciclo, stop all’incenerimento e progressiva riduzione del ricorso alle discariche possa creare circa 400mila posti di lavoro dalla Commissione Europea; lo studio di Altehesys stima in 190mila i posti di lavoro in Italia nella filiera dei rifiuti allontanandosi da inceneritori e discariche, conteggiando la gestione dei rifiuti speciali si può arrivare molto oltre; il 2 luglio 2014 è stato presentato un pacchetto di misure nel quadro della comunicazione “Verso un’economia circolare: un programma a zero rifiuti per l’Europa” (COM(2014)398). 
È paradossale che nel decreto cosiddetto “sblocca Italia” (SFASCIA ITALIA”) si dia ancora una grande importanza all’incenerimento dei rifiuti, tentando di mantenere in vita tale sistema di gestione e che siano in corso numerose autorizzazioni di espansione di discariche e di costruzione di impianti inadeguati per il trattamento dei rifiuti. 

Per quanto concerne la RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA del patrimonio pubblico l’ENEA ha stimato in 150mila posti di lavoro gli interventi per ridurre di almeno il 20% il consumo energetico di 15mila scuole ed edifici pubblici, con un budget di 8 miliardi di euro; l’applicazione a circa 50mila edifici pubblici potrebbe dare lavoro a circa 500mila persone; questo dato è supportato dai dati CRESME relativi all’effetto del passaggio della defiscalizzazione dal 55% al 65% (proposta dal M5S nella risoluzione 8.0001 in commissione ambiente del 15 maggio 2013e poi applicata dal Governo Letta) per la riqualificazione energetica degli edifici, stimata in 340mila posti di lavoro per il 2014. Questi investimenti dopo pochi anni si ripagano da soli per il risparmio energetico realizzato e per l’incremento delle tariffe, e stimolano anche l’investimento privato nel settore. La stessa cifra di 8 miliardi è quella prevista per il TAV in Val di Susa, che porterebbe al massimo a 6mila posti di lavoro (dati del Ministero dei Trasporti). Chiaramente il Governo Renzi, nel già citato “sblocca Italia” spinge ancora su questo tipo di opere, grandi opere inutili e azzardate (GOIA).

Il settore AGRICOLO riveste sempre un ruolo di eccellenza europea, e si segnala il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3%), inferiori di 5 volte a quelli della media europea (1,5% di irregolarità) e di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9%). L’agricoltura biologica nella sua filiera garantisce un posto di lavoro ogni ettaro coltivato, l’agricoltura convenzionale necessita di 20 ettari. In Italia il numero di occupati in agricoltura si avvicina al milione di unità, valutando la disponibilità di circa 10milioni di ettari di superficie agricola utilizzata e l’incremento annuo del fatturato dell’agricoltura biologica, si può stimare in circa 500mila nuovi occupati fino al 2020 incentivando il settore, per esempio dal punto di vista fiscale.
In pratica si evidenziano 1milione e 400mila posti di lavoro ottenibili senza alcuna sofferenza statale ma solo con una buona informazione e coordinamento degli investimenti.
abbiamo inserito nel documento finale l’impegno a calcolare con precisione l’effetto occupazionale dei vari interventi “green”.
Senza tener conto di altri interventi come quelli in ambito della manifattura, della mobilità sostenibile e delle bonifiche, anch’essi ad elevata intensità occupazionale.
Uno schema riassuntivo evidenzia come per miliardo di euro investito la riqualificazione energetica degli edifici garantisce oltre 15mila posti di lavoro, gli interventi contro il dissesto idrogeologico 7mila posti, in energia solare 3000 posti, in grandi opere o in fonti energetiche fossili o impianti a biogas speculativi 500 posti di lavoro, 36 volte meno rispetto al risparmio energetico. 
È paradossale come un Governo italiano nel 2014 voglia stimolare investimenti per 15 miliardi di euro in trivellazioni (sempre nello “sblocca Italia”), ma d’altronde pare che PD voglia dire partito della disoccupazione. 

Gli aspetti occupazionali sono ovviamente correlati a quelli di tutela delle risorse ambientali, di riduzione dell’impronta ecologica e dell’inquinamento.”