Il Comune di Pesaro sperimenterà l’adozione del Reddito Minimo Garantito.

Si chiamerà reddito di dignità e “caratterizzerà  l’azione sociale dell’amministrazione comunale nella seconda parte del mandato del sindaco Matteo Ricci. “Il reddito di dignità, che è oggi allo studio del Comune di Pesaro, delle Università di Urbino e di Ancona e di associazioni sindacali e di categoria, è una misura che si avvicina alle nuove povertà– spiega alla Dire l’assessore al Bilancio Antonello Delle Noci– una misura che si rivolge a quelle famiglie con un reddito Isee fino a 18.000 euro. Si tratta di famiglie che hanno uno stipendio ma che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese“. L’iniziativa è stata presentata oggi presso il Municipio di Pesaro dallo stesso Assessore Delle Noci insieme all’Assessore ai servizi sociali Sara Mengucci e al Sindaco di Gabicce Domenico Pascuzzi, presidente dell’Ambito Territoriale 1 […]

La misura potrebbe diventare operativa entro settembre 2017“. Il contributo mensile del reddito di dignità dovrebbe aggirarsi tra i 300 ed i 350 euro: un’integrazione allo stipendio percepito che rappresenta un vero e proprio sostegno alla famiglia.” (tratto da “Il Foglia.it”).

Come Sentinelle dell’Energia, non possiamo che accogliere favorevolmente la notizia.

All’inizio di quest’anno, avevamo pubblicato un post dedicato al tema, intitolato “Di Reddito di Cittadinanza e di Reddito Minimo”.

Per chi non l’avesse ancora letto, vi invitiamo a farlo, come anche vi invitiamo a leggere gli approfondimenti ivi riportati sotto forma di link.

Il tema del reddito minimo garantito è più che mai attuale, sia in Italia, uno dei pochi Paesi UE a non essersi dotato per nulla di un simile strumento e dove ci sono sul tavolo diverse proposte provenienti da partiti e soggetti sociali come l’Alleanza contro la povertà in Italia; sia oltreoceano, più nello specifico negli Stati Uniti d’America, dove il CEO di Tesla Elon Musk ha riconosciuto l’importanza di introdurre una forma di reddito di base per far pronte alla perdita di posti di lavoro conseguente alla crescente diffusione dell’automazione e dell’Intelligenza Artificiale (IA) nella produzione di beni e nella fornitura di servizi (vedi qui, qui e qui).

Si tratta dunque di una misura di riconosciuta importanza, che d’altra parte richiede però un’attenta calibrazione, che non può prescindere appunto dalla sua sperimentazione e dalla sua capacità di adattarsi al variare delle condizioni economiche e sociali del territorio in cui viene applicata.

Al riguardo, due dei tre articoli relativi a Elon Musk citati poco sopra, riconoscono due criticità connesse al reddito minimo garantito.

Anzitutto, l’introduzione di questa forma di sussidio richiederebbe un contributo diretto o indiretto (conseguente a tassazione) da parte delle imprese, che proprio grazie all’automazione e all’IA traggono grandi profitti; al proposito, un sistema di tassazione più favorevole ad una redistribuzione dei redditi non pare del tutto contrario alla logica, nella misura in cui le imprese di produzione e di servizi tipicamente beneficiano di diverse forme di incentivi e sussidi statali o comunitari a supporto dell’avvio, o per  l’adeguamento o il rafforzamento della propria attività.

Senza contare poi i regimi fiscali agevolati di cui beneficiano le imprese multinazionali grazie ai tax-ruling dei diversi Paesi, che consentono a queste di ridurre il proprio carico fiscale e di adottare pratiche elusive nei Paesi in cui operano. Se volete saperne di più al riguardo, potete leggere l’articolo dedicato ai tax-ruling nei Paesi UE della campagna “nonconimieisoldi.org”, per un’educazione critica alla finanza, intitolato “Gli accordi fiscali segreti tra UE e multinazionali aumentano a dismisura”.

In secondo luogo, il reddito minimo pone il rischio di un immobilismo sociale, qualora i percettori del reddito non avessero la volontà o non fossero comunque in grado di crearsi un’occupazione tale da consentire loro di aumentare le proprie entrate e migliorare le proprie condizioni economiche.

A tal proposito, è opportuno fare in modo che il sussidio erogato alle famiglie sia tale da consentire loro di soddisfare i fabbisogni essenziali, rendendo comunque necessario svolgere un’attività lavorativa tale da permettere di sostenere le spese occorrenti per innalzare il proprio tenore di vita.

Dunque, si tratta di una misura di non facile applicazione, ma d’altra parte necessaria, se, accanto alle produzioni artigianali, consentiamo alla produzione automatizzata e su grande scala di incidere in maniera importante nell’economia e nella società.