L’Unione Europea con la Direttiva 2009/72/CE, ha fatto passi importanti nella direzione di una maggiore trasparenza in merito all’impatto ambientale associato al mix produttivo di energia elettrica commercializzato da ciascun venditore.

Oggi infatti, leggendo una bolletta possiamo sapere da dove provenga l’energia elettrica che consumiamo, ovvero quali centrali siano state impiegate e quale sia stato quindi l’impatto ambientale associato al nostro consumo di energia elettrica, in termini di emissioni di CO2 equivalente.

Ora, il passo successivo, sarà quello di riuscire a quantificare economicamente le cosiddette esternalità negative associate al suddetto mix produttivo, ovvero cercare di capire quali costi ambientali e sanitari siano imputabili alle centrali di produzione di energia elettrica di cui ci avvaliamo per soddisfare i nostri fabbisogni di energia.

Acquisita maggiore consapevolezza sul reale impatto delle centrali più inquinanti, diventerebbe allora molto più semplice introdurre una carbon tax sui prodotti energetici in funzione del loro impatto ambientale e grazie ad essa si potrebbero finanziare ulteriormente le energie rinnovabili. Nell’attuale situazione di crisi del vecchio modello produttivo di energia elettrica di tipo centralizzato, si tratterebbe di un deciso segnale di svolta in direzione delle rinnovabili ed è proprio per questo che ad oggi l’UE non è riuscita ancora ad introdurre una carbon tax.

Nel frattempo in Italia se ne discute in Parlamento, come ci chiarisce un articolo su QualEnergia.it

 

Giornata Mondiale dell'Ambiente, 5 maggio 2011, Melbourne, Australia (fonte immagine flickr).

Giornata Mondiale dell’Ambiente, 5 maggio 2011, Melbourne, Australia (fonte immagine flickr).