Oggi giorno installare un impianto fotovoltaico nella propria abitazione rappresenta un investimento redditizio per il suo proprietario.

Infatti, un impianto fotovoltaico domestico tipicamente si può ripagare in un arco di tempo compreso fra 7 e 12 anni e, nell’arco di tempo di 20 anni, permette di guadagnare dai 6’000 agli 8’000 euro, che diventano il doppio nell’arco di 30 anni, corrispondenti alla vita utile attuale degli impianti.

Ma in che modo è possibile ottenere questo ritorno economico?

Il ritorno economico di un impianto fotovoltaico è dovuto a tre fattori principali:

– il primo e più importante è il risparmio di denaro che si può ottenere autoconsumando direttamente l’energia elettrica prodotta dall’impianto;

– il secondo è rappresentato dalle detrazioni fiscali di cui possono beneficiare i proprietari degli impianti, per un totale pari al 50% del costo complessivo dell’impianto, suddiviso in 10 rate uguali nell’arco di 10 anni;

– il terzo è rappresentato dal contributo in Conto Scambio, che è il valore economico riconosciuto dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE S.p.A.) al proprietario dell’impianto per l’energia elettrica scambiata con la rete;

Per dare un’idea dei valori economici in gioco, ipotizziamo di avere un impianto fotovoltaico della potenza di 2 kWp, del costo di 5’200 €. Ipotizziamo poi che la nostra abitazione consumi direttamente il 30% dell’energia prodotta dall’impianto (per questo si parla di autoconsumo) e che al decimo anno di esercizio sia necessario sostituire l’inverter con un costo di 1000 €.

Sulla base di queste ipotesi, possiamo dimostrare che i tre fattori di cui sopra avranno un valore annuo pari a:

– risparmio dall’autoconsumo di energia elettrica 136,80 €;

– recupero annuo di denaro dalle detrazioni fiscali 260 €;

– ricavo annuo dal contributo in Conto Scambio 218,40 €;

Quindi il ritorno economico totale annuo dall’impianto sarà pari a 615,20 €.

Dividendo il costo dell’impianto e di sostituzione dell’inverter (5’200 + 1’000) per il ritorno economico totale annuo dell’impianto, otteniamo il tempo di ritorno dell’investimento, che corrisponde a poco più di 10 anni.

Nel seguito dell’articolo cercheremo di spiegarvi come si calcolano i 3 fattori di cui sopra.

Prima di fare questo, inoltre, descriveremo il “bilancio energetico” domestico, ovverosia quanta energia viene consumata nell’abitazione, quanta energia viene direttamente autoconsumata dall’impianto fotovoltaico e quanta dell’energia dell’impianto fotovoltaico viene immessa in rete.

Nota Bene: nel nostro studio non abbiamo fatto ipotesi di variazione annua del prezzo dell’energia elettrica, né di variazione del valore del contributo in conto scambio. Per una valutazione economica dettagliata che includa anche questi elementi, si consiglia di leggere il documento disponibile al link indicato al punto 5 della sitografia presente in fondo all’articolo. In funzione di queste variazioni, cioè di quanto siano più o meno grandi, varierà anche il risultato economico dell’investimento, che in ogni caso si manterrà conveniente per il proprietario dell’impianto.

Accordino invisibile
Il bilancio energetico dell’impianto fotovoltaico

Potenza nominale dell’impianto fotovoltaico: 2 kWp.

Produzione annua di energia elettrica dall’impianto fotovoltaico: 2 kWe x 1’200 kWh/kWe = 2’400 kWh

Consumo di energia elettrica domestico (ipotesi): 3’100 kWh

Energia elettrica da fotovoltaico direttamente autoconsumata (ipotesi): 30% di 2’400 kWh = 720 kWh

Energia elettrica da fotovoltaico immessa in rete: 2’400 kWh – 720 kWh = 1’680 kWh

Energia elettrica prelevata dalla rete (al netto di quella autoconsumata dal fotovoltaico):
3’100 kWh – 720 kWh = 2’380 kWh

Al di la di questo esempio specifico, come indicato nell’articolo riportato al punto 3 della sitografia, al fine di massimizzare il ritorno economico dell’investimento, sarebbe meglio che il consumo di energia elettrica domestico e la produzione annua di energia elettrica dall’impianto fotovoltaico fossero le più simili possibile. Per ottenere questo, si ricordi che 1 kWe di fotovoltaico tipicamente produce dai 1’200 ai 1’300 kWh annui.

Quindi ad esempio, se il consumo di energia elettrica della mia abitazione fosse di 2’400 kWh, sarebbe sufficiente un impianto fotovoltaico da 2 kWp.

Calcolo del risparmio grazie agli autoconsumi

Il calcolo del risparmio grazie agli autoconsumi si ottiene conoscendo i kWh di energia elettrica direttamente autoconsumati dall’impianto fotovoltaico, che devono essere moltiplicati per il costo totale dell’energia elettrica pagata in bolletta, espresso in €/kWh.

Nel paragrafo precedente, abbiamo ipotizzato che l’energia elettrica autoconsumata sia pari a 720 kWh.

Il costo totale dell’energia elettrica pagata in bolletta può essere posto a 0,19 €/kWh (si veda al riguardo il punto 1 dei riferimenti inseriti in sitografia).

Il risparmio grazie agli autoconsumi sarà quindi pari a 720 x 0,19 = 136,80

Recupero annuo di denaro dalle detrazioni fiscali

Il recupero annuo di denaro dalle detrazioni fiscali è pari al 50% del costo dell’impianto, diviso per la durata delle detrazioni fiscali, che è di 10 anni:

5’200 € x 0,5 / 10 = 260

Ricavo annuo dal contributo in Conto Scambio

Il calcolo del terzo dei fattori di risparmio economico dell’impianto è sicuramente il più complesso.

Prima di descrivere la procedura di calcolo, cerchiamo rapidamente di spiegare che cosa questo rappresenti.

Il contributo in Conto Scambio è una remunerazione economica che il Gestore dei Servizi Energetici (GSE S.p.A.) riconosce al proprietario di un impianto per l’energia che l’impianto fotovoltaico scambia con la rete elettrica.

La rete elettrica viene concepita come una batteria virtuale, che riceve l’energia dell’impianto fotovoltaico non direttamente autoconsumata in casa e restituisce alla casa l’energia che le serve quando il solo impianto fotovoltaico non è in grado di fornirgliela, ad esempio nelle ore serali (per maggiori informazioni, si veda il punto 6 della sitografia).

Questa energia scambiata viene appunto valorizzata con il contributo in Conto Scambio.

L’equazione che descrive il contributo in conto scambio è la seguente (si vedano i punti 2 e 5 della sitografia):

Cs = min (Oe; Cei) + Cusf x Es

dove

Oe = onere energia, rappresenta il prezzo dell’energia elettrica prelevato dalla rete e si ottiene moltiplicando i kWh prelevati dalla rete per il Prezzo Unico Nazionale (PUN), che ipotizziamo valga 0,09 €/kWh

Cei = controvalore dell’energia immessa e rappresenta il prezzo, o meglio il valore economico, dell’energia elettrica immessa in rete. Tale valore si ottiene moltiplicando l’energia elettrica immessa in rete per il prezzo zonale orario dell’energia sul “mercato del giorno prima”, che ipotizziamo sia pari a 0,07 €/kWh.

Cusf = è il Corrispettivo Unitario di scambio forfettario, che rappresenta un valore economico calcolato forfettariamente dal GSE in base a vari parametri. Il suo calcolo è abbastanza complesso e viene aggiornato ogni anno. Per maggiori informazioni al riguardo, si consiglia la lettura dell’articolo riportato al punto 3 della sitografia. Qui per semplicità, ci limitiamo ad ipotizzare, in maniera verosimile, che il suo valore sia pari a 0,06 €/kWh.

Es = energia scambiata con la rete, rappresenta il minimo fra l’energia immessa in rete e l’energia prelevata dalla rete.

Nel nostro caso, avremo allora che:

Oe = 2’380 kWh * 0,09 €/kWh = 214,20 €

Cei = 1’680 kWh * 0,07 €/kWh = 117,60 €

min (Oe;Cei) = 117,60 €

Cusf x Es = 0,06 €/kWh x 1’680 kWh = 100,80 €
Allora, avremo che:

Cs = 117,60 + 100,80 = 218,40 €

E’ importante osservare che non sempre il calcolo del contributo in conto scambio finisce qui.

Infatti a volte, quando l’energia elettrica immessa nella rete elettrica da parte dell’impianto fotovoltaico è superiore rispetto all’energia elettrica prelevata dalla rete stessa, si ha una eccedenza, che viene valorizzata al valore economico ottenuto dalla differenza dei valori dell’energia immessa e di quella prelevata:

eccedenza = Cei – Oe, solo se Cei > Oe

Come massimizzare il ritorno economico dell’investimento

Sulla base delle informazioni fornite sopra riguardo al calcolo dei 3 fattori di risparmio economico in un impianto fotovoltaico domestico, possiamo trarre una conclusione molto importante riguardo a come poter massimizzare gli autoconsumi di un impianto fotovoltaico.

In particolare, dai calcoli descritti, possiamo notare come il risparmio economico maggiore si possa ottenere grazie all’autoconsumo dell’energia elettrica prodotta direttamente dall’impianto fotovoltaico, energia che vale un risparmio di 0,19 €/kWh.

Pertanto, al fine di massimizzare il ritorno economico dell’investimento, dovremo cercare di massimizzare gli autoconsumi di energia elettrica.

La soluzione migliore per fare questo è quella di cercare di spostare nelle ore centrali della giornata l’utilizzo delle apparecchiature a maggior consumo energetico, come la lavastoviglie, la lavatrice, l’asciiugatrice ed eventualmente anche climatizzatori o pompe di calore per il riscaldamento e raffrescamento della propria abitazione.

Inoltre, come già indicato nel paragrafo relativo al bilancio energetico e come esplicitato anche in fondo all’articolo riportato al punto 3 della sitografia, è consigliabile cercare di far si che, nell’anno solare, la quantità di energia elettrica immessa in rete e di energia elettrica prelevata dalla rete siano identiche.

Sitografia

1. Costo dell’energia elettrica nel 2019, https://taglialabolletta.it/quanto-costa-un-kwh/;

2. Fotovoltaiconorditalia.it, un esempio pratico di fotovoltaico domestico da 10 kWe in regime di scambio sul posto, https://www.fotovoltaiconorditalia.it/mondo-fotovoltaico/scambio-sul-posto-calcolo-con-esempio-pratico;

3. Lamiacasaelettrica.com, contiene una guida più aggiornata relativa allo scambio sul posto, con un approfondimento relativo alle voci che compaiono nella formula per il calcolo del contributo in conto scambio, https://lamiacasaelettrica.com/scambio-sul-posto-2018-calcolo-per-ssp-gse/;

4. Fotovoltaiconorditalia.it, “Come l’autoconsumo cambia la convenienza del fotovoltaico?”, https://www.fotovoltaiconorditalia.it/idee/come-autoconsumo-cambia-convenienza-fotovoltaico;

5. Caso studio molto dettagliato recuperato dal sito di Acca, leader italiano dei software per l’edilizia, l’architettura e l’ingegneria, http://download.acca.it/esempio/valutazione-economica-impianto-fotovoltaico-solarius-pv.pdf, lo studio prende in esame un impianto della potenza di 2,5 kWe, con un tempo di ritorno dell’investimento pari a 12 anni e con un flusso di cassa cumulato a 20 anni pari a circa 8500 euro (per quanto riguarda il costo annuo amministrativo per lo scambio sul posto, di cui si parla nel documento, ora il corrispettivo fisso annuo per impianti di potenza inferiore a 3 kW è nullo, si veda al proposito https://www.gse.it/servizi-per-te/fotovoltaico/scambio-sul-posto/tempistiche-e-pagamenti);

6. GSE.it, cos’è lo Scambio Sul Posto, https://www.gse.it/servizi-per-te/fotovoltaico/scambio-sul-posto.