Negli scorsi mesi abbiamo cominciato ad affrontare il tema degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile, adottati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, con l’Agenda “Transforming Our World: the 2030 Agenda for Sustainable Development”.

Come ricorderete, si tratta di obiettivi integrati e interconnessi, che devono cioè essere presi in considerazione e affrontati tutti insieme al fine raggiungere gli ambiziosi obiettivi prefissati entro il 2030.

La stessa interconnessione esiste oggi giorno fra i diversi Paesi, di fronte a un’economia globalizzata i cui riflessi sull’ambiente e sulle abitudini di vita delle popolazioni sono sempre più evidenti e forti.

Considerato questo e considerato anche che il Sud dell’Asia rappresenta oggi giorno la regione dove la malnutrizione interessa in termini assoluti il maggior numero di persone al mondo (se ci riferiamo invece alla percentuale sul totale della popolazione del Paese, la situazione è più critica nei Paesi dell’ Africa subsahariana), abbiamo deciso con questo articolo di focalizzarci sulla realtà dell’India, con un riferimento alle evidenze riportate da ASSEFA Italia (Association for Sarva Seva Farms – Associazione per le Fattorie al Servizio di Tutti), “una ONG di ispirazione gandhiana che collabora con ASSEFA India aiutando piccole comunità contadine, povere ed emarginate, a intraprendere un cammino verso l’autosufficienza.

In particolare, citiamo qui di seguito un estratto di un intervento fatto dall’associazione in occasione del convegno “Le 3 agricolture: contadina, industriale, ecologica”, svoltosi dal 20 al 22 Aprile 2015 a Brescia. Rimandiamo poi al sito di ASSEFA Italia per approfondimenti.

Buona Lettura!

Le Sentinelle dell’Energia

I numeri di Coldiretti dicono che una persona su tre, nel mondo, lavora nell’agricoltura. Ma ecco il vero paradosso: proprio in questa fascia di popolazione molti soffrono la fame. Degli oltre 800 milioni di persone che vivono in condizioni di miseria e malnutrizione, secondo la Fao, la maggior parte opera in agricoltura.

Ciò che manca è soprattutto un adeguato riconoscimento sociale ed economico del lavoro nei campi. La globalizzazione dei mercati ha delegittimato il cibo fino a farlo considerare una merce qualsiasi.

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A subire le conseguenze negative della perdita di terreni agricoli (e più in generale di ‘natura’) sono soprattutto i contadini più poveri, le comunità indigene, gli Adivasi: essi si vedono sottrarre le fonti di vita (la terra, l’acqua, le aree di pesca) e spesso vengono costretti ad abbandonare i loro luoghi di origine, diventando dei ‘rifugiati ambientali’.
In India, ancor più che in altri Paesi, le conseguenze di questa trasformazione si fanno sentire drammaticamente.

[…]

Nessuna industria può offrire il tipo di lavoro e il numero di posti di lavoro pari all’agricoltura, perché può assorbire non più di un decimo dei contadini che rimangono senza terra.

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Cancellare fame, povertà e malnutrizione; combattere il cambiamento climatico; tutelare beni comuni come acqua, terra e biodiversità; ridurre gli sprechi lungo le filiere alimentari: sono tutti obiettivi che possono e devono camminare insieme. Sono gli obiettivi cui ci dedichiamo da anni e a cui vogliamo tendere in futuro, anche e soprattutto grazie al vostro sostegno.

Il link all’articolo sul sito di ASSEFA Italia http://www.assefaitalia.org/lagricoltura-il-futuro-e-assefa/