Il ristorante Delicias del Sol

La storia del ristorante “Delicias del Sol” di Villaseca (Cile)  è una di quelle belle notizie che a leggerle ti rallegrano la giornata. Nato nel 2000 con la capacità di ospitare fino a 16 clienti, il ristorante oggi offre 120 posti a sedere. L’idea di utilizzare i forni solari in un ristorante è il risultato della combinazione di necessità, di studi di ricerca e di buona volontà. La necessità era data dalla scarsità di risorse nel villaggio cileno di 300 anime di Villaseca a causa della deforestazione della valle dell’ Elqui. Lucilla Rojas e i suoi vicini, nel tentativo di recuperare legna da ardere per cuocere i propri pasti su fiamma, erano arrivati perfino a commettere infrazioni nelle proprietà private circostanti, rischiando talvolta di essere colpiti da armi da fuoco. La situazione era dunque diventata insostenibile tanto che Rojas ed altre tre donne, accettarono di avviare un progetto promosso dall’Università del Cile, che prevedeva la sperimentazione dell’impiego di un forno solare per la cottura domestica. La cosa andò così bene che quando i ricercatori tornarono dopo quattro mesi per recuperare il forno, Rojas protestò e si impegnò ad organizzare una raccolta fondi con cui sostenere le spese per un workshop inerente la costruzione di forni solari. La raccolta fondi andò bene, il workshop fu realizzato e grazie ad esso vennero costruiti 33 forni solari, che sono ancora oggi in uso.

 

I benefici ambientali

La legna da ardere contribuisce in Cile ad un quinto dei consumi finali di energia. Le foreste native forniscono il 60% della legna e il Forestry Institute of Chile calcola che ogni anno vengono distrutti circa 132’900 acri di foresta per ottenere legna da ardere. Un report del 1995 della Banca Centrale constatò che a questo ritmo, le foreste antiche cilene sarebero scomparse nell’arco di 30 anni. Secondo la Latin American Energy Organization, con sede in Ecuador, il 32% dell’energia della regione deriva da legna da ardere, che rappresenta virtuamente la sola fonte di energia per molte persone che vivono in condizioni di povertà nelle aree rurali. Di conseguenza, molti ambientalisti credono che i forni solari siano una soluzione ovvia per aiutare a ridurre la deforestazione. Tuttavia, l’introduzione dei forni nella regione è tuttora limitata. Il problema è principalmente dovuto a mancanza di denaro e conoscenza da parte degli abitanti. Le potenzialità nel nord del Cile sono, enormi, si stimano fino a 300’000 potenziali beneficiari dei forni solari.

 

Dai primi forni al ristorante

I forni del Ristorante Delicias del Sol all'opera.

I forni del Ristorante Delicias del Sol all’opera (fonte SCInet).

I primi forni avevano alcuni svantaggi. Infatti, dovevano essere continuamente orientati verso il sole per funzionare correttamente, inoltre erano ingombranti e difficili da spostare. Per questo, Rojas e suo marito divennero dei progettisti di forni solari. Di anno in anno, i due si dedicarono a perfezionare i forni. In particolare, impiegarono due anni per elaborare il progetto di un forno che potesse cucinare per 30 persone. Da questo progetto nacque l’idea di aprire un ristorante. Grazie ad un finanziamento di 10’000 dollari da parte del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, 26 famiglie di Villaseca formarono un’organizzazione chiamata “Associazione degli Artigiani Solari di Villaseca”, che ora gestisce il ristorante “Delicias del Sol”. La cucina del ristorante sembra come un esperimento scientifico scolastico. 10 scatole arancioni sono allineate lungo una fila ben disposta di tavoli. Lembi ricoperti di fogli metallici si aprono verso il cielo, operando come riflettori e convogliando la radiazione solare nella parte interna delle scatole, opportunamente colorata di scuro. Il ristorante è diventato molto presto un punto di riferimento. Nei week end, circa 60 persone al giorno vengono per assaporarne le specialità: pane fresco, la cazuela, che è uno spezzatino di carne e per finire leche asada, o flan, come dessert. Servono circa due ore per cuocere il pane e circa tre per cucinare lo spezzatino. Nei primi giorni, gruppi fino a 40 persone se ne sono dovute andare perché il ristorante poteva accogliere solo 24 persone alla volta. Dal 2012 offre ora 120 posti.

 

Per approfondimenti

Che dire, una bella storia no? E se volete saperne di più, potete partire dal’articolo di SCInet o cercare maggiori informazioni in rete!