Con questo post vogliamo riportare un riassunto degli argomenti trattati nella presentazione dedicata alla povertà e malnutrizione nell’India rurale.

Il riassunto si basa sulle informazioni e sui video inseriti nelle slide della presentazione, a cui si rimanda per una comprensione più completa degli argomenti stessi:

Abbiamo deciso di parlare di povertà e malnutrizione in India perché l’India è una delle realtà, assieme ai campi rifugiati, in cui stiamo valutando di poter operare al fine di poter portare il nostro piccolo contributo al raggiungimento degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile.

Prima di entrare più nel merito del tema oggetto della serata, abbiamo pensato di fornire alcune informazioni introduttive, la più interessante delle quali a nostro avviso è quella relativa all’imperatore Ashoka, il quale “due secoli e mezzo prima di Cristo cercò di creare uno stato pacifico e giusto rispettoso della via del Buddha, un governo che doveva esprimere, seguire e promuovere un’etica di giustizia e benevolenza”, come riportato su peacelink.it e che vi suggeriamo di leggere.

Tornando più al tema della presentazione, quello che è emerso dal nostro studio è che l’India è una realtà molto articolata e complessa, dove una popolazione di oltre 1,3 miliardi di abitanti contribuisce ad alimentare la prima economia al mondo per velocità di crescita (7.6% nel 2015-2016), ma dove anche due terzi del PIL provengono dall’economia informale (non registrata e al di fuori del controllo diretto dello Stato), presente in tutti i settori e concentrata soprattutto nell’agricoltura, oltreché fortemente basata su microimprese familiari. Le enormi diseguaglianze sociali tuttora presenti sono legate non solo alla disparità di reddito o di accesso ai servizi o geografiche, ma anche alle discriminazioni di genere e alla sopravvivenza delle caste (si veda la voce dedicata su treccani.it).

La povertà rimane un problema fortemente sentito, dal momento che è accompagnata da altre criticità quali malnutrizione e problemi sanitari. Per farvi fronte, oltre alle misure assistenziali intraprese sia dal governo che da organizzazioni non governative, viene promossa l’istruzione delle classi meno abbienti e vengono promossi investimenti sulle infrastrutture, spesso carenti sia nelle zone rurali che in quelle urbane, a partire da quelle essenziali quali le fognature e i servizi igienici di base. Anche se molto è stato fatto e si sta ancora facendo, il tutto è al momento insufficiente per via delle limitate risorse economiche e dei limitati investimenti rivolti a risolvere il problema, oltreché per la burocrazia e la corruzione presenti a livello statale.

Di questo ci danno testimonianza i numeri su povertà e malnutrizione, di cui vi riportiamo un estratto qui di seguito, rimandando alla presentazione per approfondimenti. Subito dopo vi riportiamo i riferimenti di alcuni esempi virtuosi intrapresi per risolvere le problematiche suddette, fondamentali per non fermarsi al problema contingente e per guardare alle soluzioni possibili.

Numeri sulla povertà e malnutrizione

  1. 363 milioni di indiani, ossia il 29,5%, vive sotto la soglia di povertà al 2011/12 (2,4 $ al giorno). Vivere con un quantitativo di denaro pari al doppio della soglia di povertà implica comunque non raggiungere
    i fabbisogni nutrizionali e altre necessità secondo i livelli di un’economia sviluppata. La soglia definita come linea di povertà non è quindi considerata adeguata a fotografare il livello di benessere della popolazione;
  2. il 75% delle persone guadagna meno di 78$ al mese (2,6 $ al giorno);
  3. dal 1995 al 2012, circa 250’000 agricoltori si sono tolti la vita per le condizioni estreme di fronte alle quali si sono trovati, complici la siccità e la scarsità dei raccolti;

(si vedano l’articolo di edition.cnn.com e i primi quattro video dedicati alla povertà presenti dalla slide 12 alla 15 della presentazione)

4. in India, 194,6 milioni di persone sono malnutrite (stima della FAO contenuta nel rapporto “The State of Food Insecurity in the World, 2015”);

5. Il 51% delle donne fra i 15 e i 59 anni è anemica, il 44% dei bambini sotto i 5 anni è sottopeso e il 58% dei bambini sotto i due anni è rachitico. In India è presente un tasso di decessi neo-natali pari al 30%.
I bambini malnutriti presentano un rischio più elevato di decesso da malattie infantili comuni come diarrea, polmonite e malaria.
Si stima che il 40% di frutta e verdura e il 20% del grano prodotti vadano persi a causa di una gestione non efficiente della catena di produzione, stoccaggio e fornitura (dati tratti dal sito dell’India Food Banking Network);

Di fronte a queste criticità, il governo, le organizzazioni non governative e le stesse comunità locali si stanno dando da fare per trovare delle soluzioni virtuose e molto spesso confortanti e incoraggianti su quanto può essere fatto per risolverle. Tra queste abbiamo citato:

  • il Sulabh International, fondato nel 1973 dal Dr. Bindeshwar Pathak, che offre servizi igienici, istruzione e opportunità di impiego per l’infima casta della società indiana, nota come “dalit”, o “paria”, o ancora “intoccabili”. Abbiamo visto un video molto illuminante al proposito, che potete recuperare su youtube;
  • le misure contro la malnutrizione infantile intraprese dallo stato del Maharastra assieme all’UNICEF (video qui) e più in generale i centri nutrizionali ed educativi governativi noti come anganwadi (video qui e qui);
  • altre ong e governi impegnati nel contrastare la malnutrizione (slide 18, 19 e 20 della presentazione);
  • le misure adottate dal governo indiano e dalle comunità locali per far fronte alla siccità che ricorre ogni anno (slide 25 della presentazione) e che quest’anno ha raggiunto livelli che non si ricordavano da quarant’anni ad oggi (slide 22, 23 e 24 della presentazione);
  • l’elenco degli strumenti messi in atto dallo stato per risolvere i problemi della povertà, nella sua natura multidimensionale che la vede associata malnutrizione, problemi sanitari, scarsa educazione, mancanza di servizi igienici (slide 26 della presentazione);
  • l’iniziativa “billions in change” del miliardario indiano-statunitense Manoj Barghava, impegnato a promuovere una serie di tecnologie finalizzate alla produzione di elettricità dalla pedalata, alla produzione di acqua potabile, alla cura della salute e al recupero dell’energia termica dal suolo;
  • la storia di ASSEFA, oganizzazione non profit che dal 1969 lavora con le comunità rurali indiane con l’obiettivo di migliorare le loro condizioni di vita attraverso la coltivazione delle terre e le pratiche legate alla produzione agricola;
  • l’organizzazione Keshav Srushti, che ogni anno coinvolge migliaia di studenti in un’iniziativa pubblica volta a promuovere la cultura dei forni solari;
  • l’organizzazione del Barefoot College, che forma donne analfabete per diventare “solar engineers” e portare soluzioni basate sul sole per cucinare e illuminare le comunità locali di appartenenza (lanterne a LED, forni solari, etc.).

 

Non ci rimane molto altro da dire riguardo alla presentazione. Rimaniamo però a disposizione per chiarimenti e per proposte da parte dei lettori interessati.

Grazie per l’attenzione!

Le Sentinelle dell’Energia