Incidenza della povertà in Italia

I dati su povertà assoluta e relativa in Italia

Per quanto riguarda i dati del 2016, a livello generale la povertà assoluta e la povertà relativa sono cambiate poco rispetto al 2015 e si mantengono a valori di gran lunga superiori ai livelli pre-crisi. Inoltre, pur con le piccole variazioni avutesi in un anno, è cambiata in modo importante la distribuzione della povertà per fasce d’età e tipi di famiglie.

In particolare, per quanto riguarda il raffronto con i livelli pre-crisi, si può notare come siano solo gli over 65 a veder migliorata la propria condizione economica, con una diminuzione della povertà assoluta dal 4,5% del 2005 al 3,1% del 2016. Nello stesso tempo, la povertà assoluta tra i giovani di età compresa fra i 18 e i 34 anni è passata dal 3,1% al 10% (si veda articolo de Il Post). Analogamente, tra il 2008 e il 2016 il numero dei poveri è quasi triplicato in Centro Italia, è aumentato di quasi due volte e mezzo nelle regioni del Nord ed è quasi raddoppiato al Mezzogiorno(si veda articolo Qui Finanza).

Povertà assoluta nel 2016 (dal report povertà ISTAT 2016). Nel 2016, si stima che siano 1 milione e 619 mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, con una incidenza pari al 6,3% delle famiglie residenti in Italia, nelle quali vivono 4 milioni e 472 mila individui. In particolare, l’incidenza sale dal 18,3% al 26,8% tra le famiglie con tre o più figli minori e aumenta anche tra i minori, passando dal 10,9% al 12,5%. Inoltre, l’incidenza della povertà diminuisce al crescere del titolo di studio, essendo pari all’ 8,2% per un individuo che abbia al massimo la licenza elementare, fino ad arrivare al 4% per una persona che sia almeno diplomata. Anche la posizione professionale dell’individuo incide molto sulla condizione economica, tanto che per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, la povertà assoluta è doppia (12,6%), rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%). Per finire, è importante mettere in evidenza come la povertà assoluta sia molto più elevata in famiglie in cui almeno un componente sia straniero, essendo pari al 25,7% per famiglie di soli stranieri e al 27,4% per famiglie miste con stranieri e italiani.

Povertà relativa nel 2016 (dal report povertà ISTAT 2016). Nel 2016, si stiamo che siano 2 milioni e 734 mila famiglie in condizione di povertà relativa e 8 milioni e 465 mila individui, corrispondenti rispettivamente al 10,6% delle famiglie residenti e al al 14% della popolazione residente. Anche la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%). Inoltre colpisce maggiormente le famiglie giovani, raggiungendo il 14,6% se la persona di riferimento è un under 35 e scende al 7,9%nel caso di ultrasessantacinquenne. Inoltre, l’incidenza della povertà relativa si mantiene più elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31%). Per finire, è importante evidenziare come la povertà relativa sia molto più elevata in famiglie in cui almeno un componente sia straniero, essendo pari al 31,5% per famiglie di soli stranieri e al 36,1% per famiglie miste con stranieri e italiani.

I poveri non considerati dal report sulla povertà dell’ISTAT. I dati dell’ISTAT fanno riferimento ai poveri residenti in Italia e quindi non tengono in considerazione quegli individui e quelle famiglie che non hanno la residenza. Al proposito, è verosimile che una buona parte dei non residenti sia straniera e, allo stesso tempo, che un’alta percentuale degli stranieri non residenti presenti in Italia. Questi includono gli stranieri regolari con permesso di soggiorno ma non residenti (che comprendono i rifugiati), i richiedenti asilo e gli immigrati irregolari. Una stima attendibile del numero di stranieri non residenti presenti in Italia parla di circa 1 milione di individui, che, come già accennato, è verosimile che viva in condizioni di povertà.