FAQ sulle Riqualificazioni Energetiche Residenziali

Rispondiamo alle domande più comuni in materia di riqualificazioni energetiche

INDICE DELLE FAQ

 

 

 

CALDAIE A CONDENSAZIONE

Se vuoi saperne di più sulle caldaie a condensazione, vai qui.

1)  Quanto costa una caldaia a condensazione?

Il costo di una caldaia a condensazione generalmente è compreso fra i 1’000 e i 2’500 euro iva inclusa, comprensivo dei costi di installazione.

2) Quanta energia si può risparmiare con una caldaia a condensazione?

Il risparmio che si può ottenere con una caldaia a condensazione dipende molto dal livello di isolamento della propria abitazione, dal tipo di caldaia che andiamo a sostituire e dalle caratteristiche dell’impianto di riscaldamento. Tenendo conto di tutti questi fattori, il risparmio che possiamo ottenere può variare dal 10% al 40%. Questo incide quindi sul tempo di ritorno dell’investimento.

3) Qual è il tempo di ritorno dell’investimento per una caldaia a condensazione?

In base al risparmio che possiamo ottenere con la caldaia a condensazione di cui abbiamo parlato al punto 2, il tempo di ritorno dell’investimento può variare da 3 o 4 anni per arrivare fino a 10 anni. Considerando che il tempo medio di vita di una caldaia è di 15 anni, non appena si è recuperato l’investimento, è possibile beneficiare di risparmi economici importanti rispetto alla situazione precedente alla sostituzione della caldaia.

Se ad esempio il risparmio annuo è di 300 euro e il tempo di ritorno dell’investimento è di 5 anni, in 10 anni potremo recuperare 3’000 euro. Nel caso in cui invece il tempo di ritorno dell’investimento è lungo (es. 10 anni), può essere preferibile optare per un’altra tecnologia, come le caldaie moderne ad alto rendimento.

4) Quali interventi sull’impianto di riscaldamento sono necessari per installare una caldaia a condensazione?

Durante l’installazione di una caldaia a condensazione è necessario predisporre un tubo di scarico per l’acqua di condensa e un condotto di espulsione dei fumi resistente agli acidi di condensa.  Per quanto riguarda l’acqua di condensa, questa può essere scaricata facendo arrivare un tubo nello stesso scarico del lavandino della doccia o del bagno. Per quanto riguarda invece i fumi di combustione e la loro acidità, questi possono essere espulsi inserendo dei tubi in PVC o di altri materiali plastici nel condotto della canna fumaria. In alternativa, grazie alle deroghe previste dalla legge per le caldaie a condensazione, è possibile scaricare i fumi direttamente in facciata attraverso condotti orizzontali di evacuazione, che solitamente hanno una lunghezza più ridotta e sono più semplici da realizzare rispetto alle canne fumarie a tetto.

5) Perché spesso si legge che una caldaia a condensazione ha un’efficienza superiore al 100%?

Il motivo per cui spesso si legge che una caldaia a condensazione ha un’efficienza superiore al 100% è dovuto al fatto che le caldaie tradizionali definiscono la propria efficienza rispetto al potere calorifico inferiore del combustibile che utilizzano. Le caldaie a condensazione, invece, potendo recuperare il calore latente di condensazione dal vapore acqueo contenuto nei fumi di combustione, sono in grado di recuperare una quota aggiuntiva di calore (che contribuisce alla definizione del potere calorifico superiore). Nel caso del metano, il calore latente di condensazione è pari all’11%, mentre nel caso del gasolio, il calore latente di condensazione è pari al 6%. Questo è dovuto al maggior contenuto di vapore acqueo nei fumi di combustione e, a parità di altre condizioni, giustifica la preferenza di una caldaia a metano invece di una a gasolio.

6) Le caldaie a condensazione sono adatte per qualsiasi tipo di corpo scaldante?

Le caldaie a condensazione non sono adatte per qualsiasi tipo di corpo scaldante (o terminale che dir si voglia). Infatti, come abbiamo descritto nelle “informazioni introduttive sulle caldaie a condensazione”, affinché una caldaia di questo tipo operi al meglio, è necessario che la temperatura di ritorno del fluido termovettore proveniente dal circuito di riscaldamento sia sufficientemente bassa, indicativamente non superiore ai 40° C.

Ma questo non sempre è possibile con tutti i corpi scaldanti. La cosa infatti dipende sia dal livello di isolamento dell’abitazione, sia dalla superficie di scambio dei terminali. Infatti la velocità di trasferimento del calore dai corpi scaldanti (radiatori, pannelli radianti, ventilconvettori o termoconvettori) è tanto più bassa quanto più bassa è la temperatura del fluido termovettore ed è tanto più alta quanto maggiore è la superficie di scambio dei corpi medesimi. Al riguardo, la velocità di trasferimento all’ambiente domestico deve essere superiore alla velocità con la quale il calore esce dalla casa attraverso le pareti e gli infissi e quest’ultima sarà tanto più bassa quanto maggiore sarà l’isolamento della casa.

Per maggiori informazioni sulle caratteristiche che devono possedere i corpi scaldanti, vai alla pagina ad essi dedicata.

7) Potreste spiegare in modo un po’ più dettagliato quali caratteristiche sono richieste ai corpi scaldanti e all’abitazione per far si che una caldaia a condensazione lavori al meglio?

Come indicato nella risposta alla domanda 6), affinché una caldaia a condensazione possa lavorare al meglio è necessario che la temperatura di ritorno del fluido termovettore sia sufficientemente bassa, dell’ordine dei 40° C. Perché ciò sia possibile, è necessario che la casa sia ben isolata e che i corpi scaldanti abbiano una superficie sufficientemente ampia da permettere di poter lavorare a tali temperature. Si tenga conto che il fluido termovettore perde circa 10° C nel suo trasferimento di calore all’ambiente, quindi possiamo dire che la temperatura in uscita dalla caldaia dovrà essere di circa 50° C.

Ciò detto, dobbiamo tener presente che il nostro obiettivo è quello di riscaldare la casa, portandola ad una temperatura sufficientemente confortevole, ipotizziamo in questo caso 20 °C. Per raggiungere questo obiettivo, la velocità con cui riscaldiamo la casa, che è dovuta alla potenza dei corpi scaldanti, deve essere maggiore della velocità con cui le pareti della casa dissipano calore all’esterno e che sono indice del grado di isolamento della casa stessa. Per questa ragione è molto importante avere un buon isolamento delle pareti, del soffitto e del pavimento, in modo tale da poter abbassare la temperatura di lavoro dei corpi scaldanti.

La potenza dei corpi scaldanti dipende dalla loro superficie di scambio con l’ambiente, dal “delta termico” (che rappresenta la differenza fra la temperatura del corpo scaldante e quella dell’ambiente da riscaldare) e dalla loro inerzia termica. Al proposito, possiamo dire che per raggiungere con i radiatori una potenza di circa 1150 W, è possibile ricorrere ad una delle seguenti soluzioni:

  • delta termico pari a 50° C (temperatura media dei radiatori pari a 70° C e temperatura ambiente di 20° C), con una larghezza dei radiatori pari a 1000 mm e un’altezza dei radiatori medesimi pari a 736 mm;
  • delta termico pari a 35° C, con una larghezza dei radiatori pari a 1000 mm e un’altezza dei radiatori medesimi pari a 1196 mm;
  • delta termico pari a 30° C, con una larghezza dei radiatori pari a 1000 mm e un’altezza dei radiatori medesimi pari a 1472 mm;

In base a quanto indicato sopra, possiamo dire che a parità di potenza espressa, all’aumentare della superficie di scambio termico è possibile ridurre il delta termico e quindi è possibile ridurre la temperatura di lavoro dei radiatori. Questo come abbiamo già visto è particolarmente importante per le caldaie a condensazione, ragion per cui è raccomandato disporre di superfici di scambio termico elevate.

L’ultimo elemento da prendere in considerazione è l’inerzia termica dei corpi scaldanti. L’inerzia termica infatti determina il tempo necessario per raggiungere la temperatura desiderata per i corpi scaldanti, ovverosia quella temperatura che produce il delta termico che vogliamo ottenere. In particolare, maggiore è l’inerzia termica, maggiore sarà il tempo necessario per portare i corpi scaldanti alla temperatura che ci siamo prefissi. Al proposito, come abbiamo descritto nella pagina dedicata ai corpi scaldanti, alcuni di questi presentano una inerzia termica elevata, mentre altri hanno una inerzia termica più bassa. In entrambi i casi, è fondamentale che l’isolamento dell’abitazione sia sufficientemente elevato: la cosa è particolarmente importante per i terminali che hanno una elevata inerzia termica (come i pannelli radianti a pavimento e i radiatori in ghisa), ma è altrettanto importante per i terminali dotati di una bassa inerzia termica (come i pannelli radianti a parete e i radiatori in acciaio o alluminio), se vogliamo che operino a temperature di lavoro relativamente basse (temperatura media di 50° C).