Talvolta capita di trovarsi di fronte a persone scettiche nei confronti delle energie rinnovabili e, in particolare, del fotovoltaico.

I maggiori detrattori asseriscono che la sostenibilità ambientale dei pannelli al silicio sia tutta una bufala, per via dell’inquinamento associato alla relativa filiera produttiva e degli elevati consumi di energia necessari per produrre i pannelli.

Con questo post cercheremo di offrire utili indicazioni e spunti di approfondimento per ribaltare questa tesi.

Immagine tratta da flickr

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Per quanto riguarda il primo aspetto, ovvero l’inquinamento delle centrali di produzione, è evidente che “fare di tutta l’erba un fascio” sia un approccio semplicistico è sbagliato.

Mi spiego meglio. E’ vero che ci sono state (e permangono tuttora) realtà produttive che impattano in modo devastante sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, si vedano ad esempio

il caso dell’imprenditore Luoyang Zhonggui http://energie-rinnovabili.rheonetic.com/pannelli-fotovoltaici/pannelli-solari-inquinanti-cina/

o quello della città di Haining http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/rinnovabili-inquinamento-cina-accusa-fabbrica-fotovoltaico.html,

ma questo si verifica laddove le leggi a tutela dell’ambiente risultano meno restrittive o laddove mancano adeguati controlli da parte delle autorità preposte.

Anche la Cina, che è forse l’esempio più eclatante in questo senso (e non solo per il fotovoltaico) ha disposto di recente l’adozione di misure a tutela dell’ambiente, finalizzate a ridurre l’impatto ambientale delle attività produttive:

http://www.rinnovabili.it/ambiente/cina-pechino-misure-anti-inquinamento-666/

Pertanto, all’atto dell’installazione di un pannello, sarà più indicato scegliere tra marche di cui sia possibile conoscere più direttamente la filiera produttiva e il relativo impatto. Questo discorso in realtà dovrebbe valere in generale per le nostre scelte di acquisto, con cui alimentiamo un sistema economico piuttosto che un altro.

Passiamo a parlare ora del secondo aspetto, quello energetico. Si può dire che quasi tutta l’energia di cui si serve l’uomo per le attività quotidiane non è un’energia “intera”, nel senso che per averla si è dovuta spendere una certa quantità di energia.

Energia da una quasar, esprime il concetto di energia

Immagine tratta da  wikipedia

Pertanto, risulta fondamentale determinare il bilancio energetico netto di una fonte di energia, una volta decurtati i consumi di energia necessari per costruire, mantenere e smantellare l’impianto ed è proprio questo che viene descritto dall’indicatore EROEI, acronimo per Energy Return on Energy Investment. Naturalmente, una stessa tecnologia di produzione energetica potrà avere EROEI diversi a seconda della filiera produttiva su cui si basa. In questo senso scopriamo ad esempio che mentre negli anni “d’oro” del petrolio, l’EROEI di questa fonte energetica era elevatissimo, con valori da 50 a 100 a seconda delle caratteristiche dei pozzi e delle tecnologie di estrazione adottate, oggi, data la sempre maggiore difficoltà di estrazione, ci troviamo con valori che vanno da 5 a 15. Addirittura, nel caso di petrolio estratto dalle sabbie bituminose, alcuni studiosi hanno parlato di un EROEI inferiore ad 1, ad indicare che si consuma più energia per estrarlo di quella che esso è in grado di darci (questo ha scatenato un acceso dibattito circa la correttezza del calcolo dell’EROEI per le sabbie bituminose, ma in ogni caso, anche in presenza di errore, il valore reale dell’EROEI non sarà tanto alto…).

Per contro il fotovoltaico, che al suo esordio presentava EROEI ridotti, di poco superiori all’unità, oggi viaggia con valori compresi fra 3 e 9 e, nel caso dei pannelli a film sottile, sono stati riportati valori compresi fra 25 e 80.

Per approfondimenti, vi consiglio di leggere quanto scritto dal chimico Ugo Bardi, docente presso l’Università di Firenze,  http://www.aspoitalia.it/documenti/bardi/eroei/eroei.html, tra l’altro membro di ASPO e fondatore della relativa sezione italiana. Nel collegamento, anche se un po’ datato, si riporta tra le altre cose una tabella indicante i valori di EROEI per le varie fonti di energia. Altri riferimenti si possono recuperare da wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Ritorno_energetico_sull’investimento_energetico.

In altre parole, a fronte di fonti esauribili di energia che col tempo diventeranno sempre meno efficienti, le rinnovabili, grazie ai progressi scientifici e tecnologici, saranno sempre più efficienti, nella visione del loro intero ciclo di vita.

L’EROEI è un indicatore di efficienza, pertanto non tiene conto dell’impatto ambientale, di cui ad ogni modo abbiamo parlato sopra e che peraltro premia ulteriormente le rinnovabili rispetto alle fonti fossili.

Per concludere, accenniamo ad un altro indicatore legato all’EROEI, rappresentato dall’EPT, o Energy Payback Time, che indica il tempo per cui deve lavorare un impianto per produrre una quantità di energia pari a quella che si è resa necessaria per costruirlo.  Da questo punto vista, se negli anni ’70 l’EPT del fotovoltaico raggiungeva i 40 anni, oggi siamo in media tra 1 e 2 anni, con alcuni modelli a film sottile addirittura al di sotto di un anno.