Da oggi e fino al 30 di novembre in tutta l’UE si celebra la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.

Non c’era quindi occasione migliore per proporvi il post che segue. Buona lettura dunque!

Lo sapevate che le Sentinelle dell’Energia sono “internazionali”? Ebbene si, o quanto meno “europee”.

Infatti l’associazione, oltre a impegnarsi tra le altre cose in progetti di respiro europeo, vede all’estero ben due dei suoi attuali 13 soci, intenti a portare avanti il proprio percorso formativo e/o professionale.

Una di questi è Chiara, che ha iniziato quest’anno la magistrale in agro-environmental management presso l’Università di Aarhus. Qui, nel preparare un’esame del suo percorso di studi, ha realizzato un articolo dal titolo “Trash or Treasure? Growing Food Demand and Waste Management”, di cui vi proponiamo di seguito un piccolo riassunto e, in fondo al post, il documento originale per una lettura più approfondita.

Se il riassunto che faccio qui non vi piace perché troppo arzigogolato, vi consiglio di leggere direttamente l’articolo, la cui lettura è chiara e scorrevole e di piacevole compagnia.

L’assunto su cui poggia l’intera trattazione è la previsione di una crescita considerevole della popolazione mondiale, che da qui al 2050 potrebbe raggiungere quota 9,2 miliardi di persone. Esso si accompagna ad un’aspettativa di crescita della popolazione appartenente al ceto medio, e al connesso aumento nei consumi di carne, notoriamente prodotto alimentare meno efficiente e più impattante dal punto di vista ambientale, specie per quanto riguarda la carne bovina. Ma il fabbisogno futuro di cibo non è l’unico problema; anche al giorno d’oggi, infatti, ci troviamo a dover affrontare il problema della malnutrizione a livello planetario.

Come poter affrontare queste due pressanti problematiche? E’ sufficiente pensare di aumentare la superficie destinata all’agricoltura? Oppure si può pensare di aumentare la produttività dei terreni? Considerando l’impatto ambientale derivante dal cambiamento di destinazione d’uso dei suoli e dall’adozione di un’agricoltura estensiva, piuttosto che puntare sull’aumento della produttività per ettaro delle colture alimentari, sarebbe opportuno puntare ad efficientare l’intera filiera alimentare, andando al cuore del concetto di produttività.

Murales "One Man's Trash Another Man's Treasure", Copenaghen, Danimarca (fonte Flickr)

Murales “One Man’s Trash Another Man’s Treasure”, Copenaghen, Danimarca (fonte Flickr)

Cosa significa in poche parole? Significa che il sistema di produzione, trasporto, stoccaggio, trasformazione e distribuzione su larga scala conserva in sé delle profonde inefficienze, dovute a cause diverse a seconda del Paese preso in considerazione. Si può trattare di problemi di tipo infrastrutturale, come ad esempio in India, dove le inefficienze nel sistema di stoccaggio vanificano la capacità produttiva alimentare nazionale, che di per sé sarebbe sufficiente a sfamare la popolazione. Oppure si può trattare di problemi di regolamentazione del mercato, di problemi legislativi e di fattori culturali (ad esempio l’imperfezione dell’etichettatura con l’indicazione del “da consumarsi preferibilmente entro”, l’importanza attribuita all’aspetto del prodotto al di sopra della sua qualità ed edibilità).

Quali soluzioni sono possibili? Senza svelarvi troppo dell’articolo, vi dico solo che ridurre la quantità di rifiuti organici prodotti e valorizzare opportunamente quelli che non si riescono ad evitare, rappresenta sicuramente una buona strada per aumentare l’efficienza del sistema produttivo alimentare e quindi per poter sfamare sempre più persone.

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