Caldaie a Condensazione

Descrizione del funzionamento e dei potenziali vantaggi e svantaggi

In questa pagina trovate le informazioni relative alle caldaie a condensazione.

Per qualsiasi necessità di chiarimento o per consigli, potete scriverci a [email protected] Vi risponderemo e pubblicheremo qui le ulteriori informazioni emerse grazie a voi.

Introduzione generale alle caldaie
Per una introduzione generale sulle caldaie, clicca qui.
Informazioni Introduttive sul funzionamento delle Caldaie a Condensazione

Le caldaie a condensazione si differenziano dalle caldaie tradizionali per la possibilità di recuperare il calore latente di condensazione dai fumi di combustione.

Ma che cosa si intende per calore latente di condensazione?

Il calore latente di condensazione rappresenta il calore che si riesce a recuperare facendo condensare il vapore acqueo presente nei fumi di combustione. Bisogna sapere infatti che i fumi di combustione delle caldaie contengono una certa quantità di vapore acqueo che nelle caldaie tradizionali fuoriesce dalla canna fumaria assieme ai fumi di combustione, i quali tipicamente hanno temperature di circa 120 °C.

Nelle caldaie a condensazione invece i fumi di combustione vengono fatti scorrere attraverso appositi scambiatori di calore, grazie ai quali i fumi cedono calore al fluido termovettore (es. acqua) di ritorno dal circuito di riscaldamento. Il fluido si trova a temperature relativamente basse, tali da permettere la condensazione del vapore acqueo contenuto nei fumi di combustione. Grazie alla condensazione è possibile recuperare ulteriore calore, che viene poi impiegato per il riscaldamento della casa e per la produzione di acqua calda sanitaria.

Affinché una caldaia a condensazione lavori al meglio, è fondamentale che la temperatura di ritorno del fluido termovettore sia relativamente bassa, preferibilmente attorno ai 40° C. In questo modo è possibile condensare tutto il vapore acqueo contenuto nei fumi, tenuto conto che la temperatura di condensazione è in genere di 50° C.

Incentivi per le Caldaie a Condensazione

Le caldaie a condensazione possono beneficiare di diversi tipi di incentivi, tra i quali il cliente potrà scegliere in base alle proprie disponibilità di detrazione e alla proprie preferenze. Anzitutto, è possibile beneficiare delle detrazioni fiscali del 50% previste per le ristrutturazioni edilizie. In base a quanto indicato nella legge di Bilancio 2018, sembra che le caldaie a condensazione debbano avere classe di efficienza almeno pari alla A. Oltre alle detrazioni del 50%, è possibile beneficiare delle detrazioni del 65% per il risparmio energetico negli edifici. In questo caso, come indicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, la possibilità di accedere alle detrazioni fiscali è vincolata al rispetto del requisito di “installazione di caldaie a condensazione di efficienza almeno pari alla classe A di prodotto e contestuale installazione di sistemi di termoregolazione evoluti, appartenenti alle classi V, VI oppure VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 217/02.

In particolare, in base a quanto previsto dalla citata comunicazione, abbiamo che:

  • alla classe V appartengono i termostati che regolano la temperatura di madata del flusso d’acqua dalla caldaia in relazione alla differenza di temperatura misurata fra la temperatura ambiente e il punto di analisi del termostato;
  • alla classe VI appartengono le centraline elettroniche che regolano la temperatura di uscita del flusso d’acqua dalla caldaia in relazione alla differenza di temperatura misurata fra la temperatura esterna e la temperatura ambiente;
  • alla classe VIII, in modo simile alla classe V, appartengono dei termostati che regolano la temperatura di mandata del flusso d’acqua dalla caldaia in relazione alla differenza di temperatura misurata fra la temperatura ambiente e il punto di analisi del termostato. In questo caso però la temperatura ambiente deve essere misurata con almeno tre sensori in tre diversi punti e quindi la temperatura di mandata dell’acqua dalla caldaia deve dipendere da tutte queste misurazioni.

Sia le detrazioni del 50% che quelle del 65%, vengono ripartite equamente in 10 rate annuali a valere sull’imponibile IRPEF annuo del soggetto che ha effettuato l’intervento di sostituzione della caldaia. Ad esempio, se il costo chiavi in mano di sostituzione di una caldaia a condensazione è di 3’000 euro, nel primo caso si potrà beneficiare di una detrazione annua di 150 euro, mentre nel secondo caso la detrazione sarà pari a 195 euro.

La detrazione fiscale del 65% ha l’ulteriore vantaggio di poter cedere il credito corrispondente alle detrazioni fiscali. La possibilità di cessione del credito è stata confermata con la legge di Bilancio 2018 e le modalità di cessione del credito sono state disciplinate dall’Agenzia delle Entrate con provvedimento n. 165110/2017. Sinteticamente, le famiglie che effettuano interventi di riqualificazione energetica possono cedere il credito sia ai fornitori che hanno effettuato gli interventi, sia ad altri soggetti privati, con la possibilità della successiva cessione del credito. Tra gli altri soggetti privati sono esclusi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari. Fa eccezione il caso delle famiglie incapienti, ovverosia le famiglie che non pagano l’IRPEF perché hanno redditi da lavoro o da pensione entro gli 8’000 euro o percepiscono redditi da lavoro autonomo entro i 4’800 euro, che possono cedere il credito anche agli istituti di credito e agli intermediari finanziari.

Per finire, alcune caldaie a condensazione possono accedere al Conto Termico 2.0. se vengono utilizzate in sistemi ibridi assieme alle pompe di calore. In questo caso, l’incentivo corrisponde ad un contributo in conto capitale che arriva a coprire al massimo il 40% del costo dell’intervento. L’incentivo è erogato in due anni se la potenza termica utile del sistema di riscaldamento complessivo è inferiore a 35 kW, mentre è erogato in 5 anni se la potenza termica utile è superiore a 35 kW.

L'etichetta energetica per le caldaie a condensazione

Dal 26 settembre 2015 è entrato in vigore l’obbligo di etichettatura energetica per le caldaie a condensazione, così come per le pompe di calore, per i microgeneratori e per gli altri impianti e sistemi per il riscaldamento della casa e dell’acqua.

Per le caldaie a condensazione è prevista una scala di classificazione che va dalla A+++ alla G. Per gli scaldacqua, anch’essi soggetti all’obbligo dell’etichettatura, la classe di efficienza va dalla A alla G.

I principali riferimenti normativi a livello europeo sono il Regolamento 811/2013, relativo agli impianti e ai sistemi di riscaldamento degli ambienti e agli impianti e sistemi misti (riscaldamento degli ambienti e dell’acqua sanitaria) e il Regolamento 812/2013, relativo agli scaldacqua, ai serbatoi per l’acqua calda e agli insiemi di scaldacqua e dispositivi solari.

Le etichette energetiche permettono di scegliere prodotti che consentono di risparmiare energia e quindi anche denaro. Inoltre, possono stimolare i produttori a migliorare l’efficienza dei propri prodotti. Nei prossimi anni c’è l’intenzione di passare gradualmente ad una scala di classi che va dalla A alla G per tutti i prodotti, eliminando quindi le classi A+, A++ e A+++ (per maggiori informazioni vedi la pagina dedicata del sito dell’UE).

Di seguito si riportano l’etichetta energetica delle caldaie a condensazione per il solo riscaldamento degli ambienti e di quelle miste per riscaldamento ambienti e acqua sanitaria.

Le etichette per le caldaie per il riscaldamento degli ambienti devono riportare le informazioni relative a:

I. nome del marchio o del fornitore;

II. identificativo del modello del fornitore;

III. la funzione di riscaldamento dell’ambiente (il simbolo del termosifone);

IV. la classe di efficienza energetica stagionale di riscaldamento dell’ambiente;

V. la potenza termica nominale in kW, arrotondata alla cifra intera più vicina;

VI. il livello di potenza sonora all’interno, in dB, arrotondato alla cifra intera più vicina;


Le etichette per le caldaie miste per il riscaldamento degli ambienti e dell’acqua sanitaria devono riportare informazioni relative a:

I. il nome o marchio del fornitore;

II. l’identificativo del modello del fornitore;

III. la funzione di riscaldamento dell’ambiente (disegno del termosifone) e la funzione di riscaldamento dell’acqua (disegno del rubinetto). Quest’ultima è identificata da una lettera che definisce il profilo di carico per il riscaldamento dell’acqua;

IV. la classe di efficienza energetica stagionale di riscaldamento dell’ambiente e la classe di efficienza energetica di riscaldamento dell’acqua;

V. la potenza termica nominale in kW, arrotondata alla cifra intera più vicina;

VI. il livello di potenza sonora all’interno, in dB, arrotondata alla cifra intera più vicina;

VII. il settimo punto riguarda solo le caldaie miste che possono lavorare solo durante certe ore del giorno.

Scarico dei fumi a tetto o a parete

Come indicato nella domanda 1 del box presente di seguito dedicato alle “FAQ sulle caldaie a condensazione”, le caldaie a condensazione necessitano di un condotto di espulsione dei fumi resistente agli acidi di condensa. A tal fine, è possibile inserire un tubo in PVC o di altro materiale plastico nel condotto della canna fumaria. Tuttavia tale operazione può risultare proibitiva per ragioni tecniche od economiche. Ad esempio, per quanto riguarda i fattori economici, si pensi al caso in cui una sola famiglia in un condominio voglia installare una caldaia a condensazione: il costo per l’introduzione del tubo in plastica per l’espulsione dei fumi di combustione nella canna fumaria condominiale risulterebbe troppo costoso per la singola famglia.

Per fortuna le norme tecniche e la normativa italiana (Legge 90/2013 e art. 17-bis) hanno previsto anche un’altra possibile soluzione, consistente nella realizzazione di un condotto apposito per lo scarico dei fumi a parete, naturalmente avendo cura di non arrecare danno o fastidio agli altri condomini, rispettando quanto indicato dalla UNI 7129/2015 relativamente alle distanze dei terminali da balconi, finestre, aperture di aerazione/ventilazione, piano di calpestio, ecc).

Per maggiori chiarimenti e informazioni in merito, vi invitiamo alla lettura dei seguenti link:

– http://blog.apros.it/2016/03/07/canne-fumarie-caldaie-condensazione/;

– http://www.alclimatizzazione.it/2015/03/scarichi-parete-caldaie-a-brescia/;

– http://www.alclimatizzazione.it/2015/03/scarichi-parete-caldaie-a-brescia/;

Speciale Tecnico di QualEnergia “Guida alla sostituzione della vecchia caldaia con una a condensazione (pagina 10, “Scarico a parete”).

Costo, risparmio energetico e tempo di ritorno dell'investimento

Costo di una caldaia a condensazione

Il costo di una caldaia a condensazione generalmente è compreso fra i 1’000 e i 2’500 euro iva inclusa, comprensivo dei costi di installazione.

Riparmio energetico con una caldaia a condensazione

Il risparmio che si può ottenere con una caldaia a condensazione dipende molto dal livello di isolamento della propria abitazione, dal tipo di caldaia che andiamo a sostituire e dalle caratteristiche dell’impianto di riscaldamento. Tenendo conto di tutti questi fattori, il risparmio che possiamo ottenere può variare dal 10% al 40%. Questo incide quindi sul tempo di ritorno dell’investimento.

Tempo di ritorno dell’investimento nella caldaia

In base al risparmio che possiamo ottenere con la caldaia a condensazione di cui abbiamo parlato poco sopra, il tempo di ritorno dell’investimento può variare da 3 o 4 anni per arrivare fino a 10 anni. Considerando che il tempo medio di vita di una caldaia è di 15 anni, non appena si è recuperato l’investimento, è possibile beneficiare di risparmi economici importanti rispetto alla situazione precedente alla sostituzione della caldaia.

Se ad esempio il risparmio annuo è di 300 euro e il tempo di ritorno dell’investimento è di 5 anni, in 10 anni potremo recuperare 3’000 euro.

FAQ sulle Caldaie a Condensazione

1) Quali interventi sull’impianto di riscaldamento sono necessari per installare una caldaia a condensazione?

Durante l’installazione di una caldaia a condensazione è necessario predisporre un tubo di scarico per l’acqua di condensa e un condotto di espulsione dei fumi resistente agli acidi di condensa.  Per quanto riguarda l’acqua di condensa, questa può essere scaricata facendo arrivare un tubo nello stesso scarico del lavandino della doccia o del bagno. Per quanto riguarda invece i fumi di combustione e la loro acidità, questi possono essere espulsi inserendo dei tubi in PVC o di altri materiali plastici nel condotto della canna fumaria. In alternativa, grazie alle deroghe previste dalla legge per le caldaie a condensazione, è possibile scaricare i fumi direttamente in facciata attraverso condotti orizzontali di evacuazione, che solitamente hanno una lunghezza più ridotta e sono più semplici da realizzare rispetto alle canne fumarie a tetto.

2) Perché spesso si legge che una caldaia a condensazione ha un’efficienza superiore al 100%?

Il motivo per cui spesso si legge che una caldaia a condensazione ha un’efficienza superiore al 100% è dovuto al fatto che le caldaie tradizionali definiscono la propria efficienza rispetto al potere calorifico inferiore del combustibile che utilizzano. Le caldaie a condensazione, invece, potendo recuperare il calore latente di condensazione dal vapore acqueo contenuto nei fumi di combustione, sono in grado di recuperare una quota aggiuntiva di calore (che contribuisce alla definizione del potere calorifico superiore). Nel caso del metano, il calore latente di condensazione è pari all’11%, mentre nel caso del gasolio, il calore latente di condensazione è pari al 6%. Questo è dovuto al maggior contenuto di vapore acqueo nei fumi di combustione e, a parità di altre condizioni, giustifica la preferenza di una caldaia a metano invece di una a gasolio.

3) Le caldaie a condensazione sono adatte per qualsiasi tipo di corpo scaldante?

Le caldaie a condensazione non sono adatte per qualsiasi tipo di corpo scaldante (o terminale che dir si voglia). Infatti, come abbiamo descritto nelle “informazioni introduttive sulle caldaie a condensazione”, affinché una caldaia di questo tipo operi al meglio, è necessario che la temperatura di ritorno del fluido termovettore proveniente dal circuito di riscaldamento sia sufficientemente bassa, indicativamente non superiore ai 40° C.

Ma questo non sempre è possibile con tutti i corpi scaldanti. La cosa infatti dipende sia dal livello di isolamento dell’abitazione, sia dalla superficie di scambio dei terminali. Infatti la velocità di trasferimento del calore dai corpi scaldanti (radiatori, pannelli radianti, ventilconvettori o termoconvettori) è tanto più bassa quanto più bassa è la temperatura del fluido termovettore ed è tanto più alta quanto maggiore è la superficie di scambio dei corpi medesimi. Al riguardo, la velocità di trasferimento all’ambiente domestico deve essere superiore alla velocità con la quale il calore esce dalla casa attraverso le pareti e gli infissi e quest’ultima sarà tanto più bassa quanto maggiore sarà l’isolamento della casa.

Per maggiori informazioni sulle caratteristiche che devono possedere i corpi scaldanti, vai alla pagina ad essi dedicata.

4) Potreste spiegare in modo un po’ più dettagliato quali caratteristiche sono richieste ai corpi scaldanti e all’abitazione per far si che una caldaia a condensazione lavori al meglio?

Come indicato nella risposta alla domanda 6), affinché una caldaia a condensazione possa lavorare al meglio è necessario che la temperatura di ritorno del fluido termovettore sia sufficientemente bassa, dell’ordine dei 40° C. Perché ciò sia possibile, è necessario che la casa sia ben isolata e che i corpi scaldanti abbiano una superficie sufficientemente ampia da permettere di poter lavorare a tali temperature. Si tenga conto che il fluido termovettore perde circa 10° C nel suo trasferimento di calore all’ambiente, quindi possiamo dire che la temperatura in uscita dalla caldaia dovrà essere di circa 50° C.

Ciò detto, dobbiamo tener presente che il nostro obiettivo è quello di riscaldare la casa, portandola ad una temperatura sufficientemente confortevole, ipotizziamo in questo caso 19 °C (che, come indicato anche dall’ENEA, sono più che sufficienti a garantire il comfort abitativo. Inoltre ogni grado in più nella temperatura di casa fa aumentare i consumi di energia dal 5% al 10%). Per raggiungere questo obiettivo, la velocità con cui riscaldiamo la casa, che è dovuta alla potenza dei corpi scaldanti, deve essere maggiore della velocità con cui le pareti della casa dissipano calore all’esterno e che sono indice del grado di isolamento della casa stessa. Per questa ragione è molto importante avere un buon isolamento delle pareti, del soffitto e del pavimento, in modo tale da poter abbassare la temperatura di lavoro dei corpi scaldanti.

La potenza dei corpi scaldanti dipende dalla loro superficie di scambio con l’ambiente, dal “delta termico” (che rappresenta la differenza fra la temperatura del corpo scaldante e quella dell’ambiente da riscaldare) e dalla loro inerzia termica. Al proposito, possiamo dire che per raggiungere con i radiatori una potenza di circa 1150 W, è possibile ricorrere ad una delle seguenti soluzioni:

  • delta termico pari a 50° C (temperatura media dei radiatori pari a 70° C e temperatura ambiente di 20° C), con una larghezza dei radiatori pari a 1000 mm e un’altezza dei radiatori medesimi pari a 736 mm;
  • delta termico pari a 35° C, con una larghezza dei radiatori pari a 1000 mm e un’altezza dei radiatori medesimi pari a 1196 mm;
  • delta termico pari a 30° C, con una larghezza dei radiatori pari a 1000 mm e un’altezza dei radiatori medesimi pari a 1472 mm;

In base a quanto indicato sopra, possiamo dire che a parità di potenza espressa, all’aumentare della superficie di scambio termico è possibile ridurre il delta termico e quindi è possibile ridurre la temperatura di lavoro dei radiatori. Questo come abbiamo già visto è particolarmente importante per le caldaie a condensazione, ragion per cui è raccomandato disporre di superfici di scambio termico elevate.

L’ultimo elemento da prendere in considerazione è l’inerzia termica dei corpi scaldanti. L’inerzia termica infatti determina il tempo necessario per raggiungere la temperatura desiderata per i corpi scaldanti, ovverosia quella temperatura che produce il delta termico che vogliamo ottenere. In particolare, maggiore è l’inerzia termica, maggiore sarà il tempo necessario per portare i corpi scaldanti alla temperatura che ci siamo prefissi. Al proposito, come abbiamo descritto nella pagina dedicata ai corpi scaldanti, alcuni di questi presentano una inerzia termica elevata, mentre altri hanno una inerzia termica più bassa. In entrambi i casi, è fondamentale che l’isolamento dell’abitazione sia sufficientemente elevato: la cosa è particolarmente importante per i terminali che hanno una elevata inerzia termica (come i pannelli radianti a pavimento e i radiatori in ghisa), ma è altrettanto importante per i terminali dotati di una bassa inerzia termica (come i pannelli radianti a parete e i radiatori in acciaio o alluminio), se vogliamo che operino a temperature di lavoro relativamente basse (temperatura media di 50° C).