Ormai le lampadine a LED per l’illuminazione domestica disponibili in commercio sono intercambiabili con le altre tecnologie presenti sul mercato.

Infatti, sono dotate dei tradizionali attacchi a vite e integrano nel loro corpo la componentistica elettronica (in particolare il driver) necessaria per convertire la tensione alternata di rete in una tensione continua e stabile, necessaria per provocare l’emissione luminosa di tali dispositivi a stato solido.

Lampadina a LED con il tradizionale attacco a vite (fonte immagine wikipedia)

Lampadina a LED con il tradizionale attacco a vite (fonte immagine wikipedia)

Si tratta di una tecnologia che mantiene tuttora ampie prospettive di sviluppo, sia in termini di efficienza luminosa, sia di durata. Per quanto riguarda la durata, se da un lato l’elemento semiconduttore responsabile dell’emissione luminosa garantisce tempi di vita fino a 100’000 h, le condizioni di esercizio, ovvero la tensione di alimentazione e la temperatura, portano ad abbassarli a 50’000 h, comunque circa 50 volte di più delle lampadine incandescenti.

Per quanto riguarda la tensione di alimentazione, questa è gestita da un componente elettronico chiamato driver. Qui si riporta un articolo un po’ tecnico sui driver LED:

http://elettronica-plus.it/pro-e-contro-delle-nuove-lampadine-a-led-con-driver-incorporato/

Mentre qui una spiegazione esaustiva e semplice sui fattori che determinano il tempo di vita delle lampadine a LED:

http://www.ruggiu.com/?page_id=prodotti&idcontenuto=93&idparent=181&iddetail=756