Da qualche tempo ormai la tecnologia dell’illuminazione a LED ha preso piede a livello commerciale,

ma non sono tanti i privati cittadini a sceglierla per illuminare gli ambienti domestici.

In uno dei nostri post precedenti, “RIPRENDIAMO DALL’EFFICIENZA NELL’ILLUMINAZIONE PARTE II – I LED”, abbiamo già descritto le caratteristiche principali delle diverse tecnologie di illuminazione a LED.

Qui vogliamo invece trattare la cosa partendo da una domanda ben definita.

Come faccio a scegliere quale lampadina a LED è adatta alle mie esigenze?

Alcune lampadine a LED disponibili a livello commerciale (fonte wikipedia)

Alcune lampadine a LED disponibili a livello commerciale (fonte wikipedia)

In effetti a ben guardare la risposta non è banale, perché negli ultimi tempi sono comparsi numerosi nuovi modelli prodotti dalle diverse case costruttrici. Cerchiamo allora di fare chiarezza sulla situazione, esaminando i principali parametri su cui ci dobbiamo concentrare prima di acquistare la lampadina a LED.

In particolare, dovremo fare riferimento a:

– Intensità luminosa;

– Classe di Efficienza Energetica;

– Temperatura di colore;

– Indice di Resa Cromatica;

– Lampadina  non direzionale/direzionale;

– Vita della lampada;

– Numero di cicli di accensione/spegnimento …

Come vediamo, si tratta di molte grandezze e sicuramente all’aumentare delle prestazioni, aumenterà anche il costo della lampadina. Dovremo allora trovare il giusto compromesso fra prestazioni e costi.

Va detto subito che, con l’entrata in vigore del Regolamento UE 1194/2012, a partire dal settembre di quest’anno, le lampadine a LED devono soddisfare specifici requisiti funzionali cui faremo in parte riferimento nel seguito dell’articolo. Molti modelli immessi nel mercato li soddisfacevano già in partenza.

INTENSITA’ LUMINOSA

Sicuramente l’intensità luminosa è il primo parametro da prendere in esame, in quanto indica il livello di illuminazione che vogliamo ottenere nel nostro ambiente. Cerchiamo allora di capire come poter scegliere l’intensità luminosa.

La maggior parte di noi è ancora abituata a ragionare in W, ricordando che, quando erano in commercio quasi solo lampadine a incandescenza, non si rendeva necessario prendere a riferimento l’intensità luminosa.

Ora, come abbiamo indicato nel post RIPRENDIAMO DALL’EFFICIENZA ENERGETICA NELL’ILLUMINAZIONE – PARTE I, le lampadine a LED, a parità di W consumati, hanno una intensità luminosa ben più elevata, o, detta in modo equivalente, a parità di intensità luminosa prodotta, consumano molti meno W.

Per facilitare l’acquisto, i produttori tipicamente riportano nelle confezioni delle lampadine a basso consumo il confronto fra il loro consumo di potenza in W e il consumo corrispondente delle vecchie lampadine a incandescenza.

Particolari (anche se un po' sfocati) sulle modalità di indicazione della corrispondenza fra la potenza in watt delle lampadine a basso consumo (qui LED e fluorescenti compatte) e la potenza corrispondente delle vecchie lampadine a incandescenza.

Particolari (anche se un po’ sfocati) sulle modalità di indicazione della corrispondenza fra la potenza in watt delle lampadine a basso consumo (qui LED e fluorescenti compatte) e la potenza corrispondente delle vecchie lampadine a incandescenza.

Questi dati devono rispettare le disposizioni normative europee, di cui al Regolamento CE 244/2009 (riportate alla Tabella 6, di cui di seguito si riporta un estratto relativo alla tecnologia a LED).

Intensità luminosa della lampadina a LED

136

249

470

806

1055

1521

2452

3452

Potenza della lampada a incandescenza equivalente

15

25

40

60

75

100

150

200

 

CLASSE DI EFFICIENZA ENERGETICA

Anche il discorso sulla classe di efficienza energetica non è troppo complicato, almeno se ci limitiamo a interpretare il significato delle lettere senza andare ad approfondire come sia calcolato l’indice di efficienza energetica, noto anche come Energy Efficiency Index o EEI, da cui si ricava la classe stessa.

In linea generale, è bene sapere che oggigiorno, per le lampadine in commercio, la classe di efficienza energetica parte dalla A++ per arrivare alla C. Infatti lampadine con efficienza inferiore non possono essere più commercializzate. Nonostante questo, la grafica della etichette riporta ancora le classi al di sotto della C.

Per essere più precisi, dal settembre 2013 ci troviamo due tipi di etichette energetiche, per effetto dell’entrata in vigore delle disposizioni del Regolamento UE 874/2012, che hanno previsto l’introduzione della nuova etichetta energetica per le lampadine entrate in commercio dopo questa data. Ciò significa che ci troviamo di fronte alla coesistenza fra una vecchia etichetta energetica, per le lampadine immesse sul mercato prima del settembre 2013 e una nuova etichetta. Vediamo allora quali sono le principali differenze.

Vecchia Etichetta Energetica delle Lampadine (direttiva 98/11/CE)

Vecchia Etichetta Energetica delle Lampadine (direttiva 98/11/CE)

Nuova Etichetta Energetica delle Lampadine (Regolamento 874/2012)

Nuova Etichetta Energetica delle Lampadine (Regolamento 874/2012)

Come possiamo vedere, la vecchia etichetta energetica era composta da un primo riquadro riportante la scala delle classi di efficienza energetica, con lettere dalla A alla G, anche se oggi giorno non possono essere commercializzate lampadine di classe inferiore alla D (dal 2016 poi, per effetto dell’introduzione di requisiti più restrittivi per le lampade alogene, previsti dal Regolamento 244/2009, anche le lampadine in classe C e D non potranno più essere di fatto commercializzate…). La nuova etichetta ha invece introdotto le classi A++ e A+, per rendere conto del miglioramento in efficienza delle tecnologie di illuminazione occorso negli ultimi anni. Nella nuova etichetta, inoltre, nella parte più alta, contrassegnata con i simboli I e II nell’immagine qui a fianco, vengono indicati il modello e il produttore. Nella  parte bassa troviamo invece una differente modalità di indicazione dei consumi e delle prestazioni della lampadina. A sinistra, vengono indicati sia l’intensità di emissione luminosa (espressa in lumen), sia la potenza consumata, sia la durata nominale della lampadina. Nella nuova etichetta viene riportato solo il consumo annuo stimato per 1000 h di utilizzo. A pensarci bene questo è del tutto equivalente alla potenza in W riportata nella vecchia etichetta, dato che dividendo 1 kWh per mille ore, si ottiene appunto un Wh… Ciò significa che la nuova etichetta riporta meno informazioni (intensità luminosa, vita utile) rispetto a quella vecchia, per cui dovremo andarci a leggere le altre caratteristiche nella confezione del prodotto.

Per quanto riguarda le tecnologie disponibili sul mercato, possiamo riconoscere che:

le lampadine alogene (dette anche “a incandescenza migliorata”), sono in classe D o C;

le lampadine fluorescenti compatte (Compact Fluorescent Lamp o CFL), sono in classe B o A;

lampadine a LED, sono in classe A, A+ o A++;

Quindi sappiamo già che, quando andremo ad acquistare una lampadina a LED, ci troveremo a scegliere fra le migliori tecnologie disponibili in termini di efficienza luminosa!!

TEMPERATURA DI COLORE

Nel post RIPRENDIAMO DALL’EFFICIENZA ENERGETICA NELL’ILLUMINAZIONE – PARTE I, abbiamo già descritto che cosa sia la temperatura di colore. Nel caso dei LED, nella confezione troveremo indicata alternativamente la dicitura “luce bianca calda”, “luce bianca neutra” o “luce bianca fredda”. La norma UNI 12464 suddivide le tre categorie secondo questi valori:

– luce bianca calda –> temperatura di colore < 3300 K (gradi Kelvin);

– luce bianca neutra –> temperatura di colore tra 3300 e 5300 K;

– luce bianca fredda –> temperatura di colore > 5300 K;

Temperatura di colore e corrispondente colore della radiazione lumnosa (fonte immagine http://blog.fastled.it/).

Temperatura di colore e corrispondente colore della radiazione luminosa (fonte immagine http://blog.fastled.it/).

Personalmente, per le abitazioni io propendo per una luce bianca calda, più consona a contesti dove si predilige creare atmosfera piuttosto che creare condizioni di illuminazione più “taglienti”, per non dire abbaglianti, adatte a uffici e contesti dove si richieda maggiore attenzione e precisione nei lavori.

A questo proposito, occorre osservare che fino a poco tempo fa, l’efficienza luminosa dei LED a luce bianca calda era più bassa di quelli corrispondenti a luce fredda (giusto per avere un metro di paragone, circa 60 lumen/W contro 73 lumen/W, vedi ad esempio qui). Questo perché la tecnica impiegata per produrre il bianco, sia freddo che caldo, si basava sulla conversione dell’emissione luminosa di led blu/uv (che quindi emettevano anche degli uv, mentre i modelli attualmente in commercio tendono a non emetterne) convertito in bianco attraverso una miscela di fosfori.

Ora invece, si sono diffusi led a luce bianca che sfruttano la combinazione dei colori di base prodotti dai singoli LED, come ad esempio i colori RGB.

Per un elenco delle lampadine a LED più efficienti presenti in commercio, potete visitare il sito del progetto europeo eurotopten.

INDICE DI RESA CROMATICA

L’indice di resa cromatica, o Color Rendering Index (CRI), come abbiamo già visto nel post RIPRENDIAMO DALL’EFFICIENZA ENERGETICA NELL’ILLUMINAZIONE – PARTE I, esprime la capacità di una fonte di illuminazione di restituire i colori “naturali” degli oggetti illuminati. Per naturali si vuole indicare come ci appaiono i colori quando sono illuminati da una fonte luminosa di riferimento, che, per semplificare il discorso e rendere l’idea, diciamo che è rappresentata dalla luminosità diffusa offerta dal sole in una giornata di cielo sereno.

A questo proposito, le luci a LED di colore bianco caldo offrono tipicamente un CRI > 80, ritenuto più che adatto in contesti abitativi a rendere bene i colori (anche se non raggiungerà mai i valori di una lampadina a incandescenza, che presenta uno spettro di emissione luminosa molto più “denso” e raggiunge valori di CRI prossimi a 100). Le luci a led a bianco freddo tendono ad avere valori del CRI più bassi.

Inoltre, il nuovo Regolamento UE 1194/2012, ha previsto che, per le nuove lampadine a LED immesse sul mercato e non destinate all’uso esterno, sarà obbligatorio un CRI>80.

LAMPADINA NON DIREZIONALE/DIREZIONALE

Ovviamente, quando compriamo la nostra lampadina a LED per il nostro salotto o per illuminare la tavola da pranzo, dobbiamo fare attenzione che sia una lampadina non direzionale.  Una lampada direzionale è una lampada che presenta almeno l’80% dell’emissione luminosa entro un angolo di 120°, viceversa per una non direzionale.

Ciò significa che le lampadine non direzionali consentono una illuminazione più diffusa dell’ambiente circostante.

VITA DELLA LAMPADA

Nel post quanto tempo durano le lampadine a LED abbiamo già parlato del tempo di vita delle lampadine a LED.

Qui vogliamo specificare che, come indicato nel Regolamento UE 1194/2012, per vita della lampada si intende:

“«vita della lampada», il periodo di funzionamento dopo il quale la frazione del numero totale di lampade che continuano
a funzionare corrisponde al fattore di sopravvivenza della lampada, in determinate condizioni e con una determinata
frequenza di accensione; Per le lampade a LED, la vita della lampada è il tempo di funzionamento fra l’inizio del relativo
uso e il momento in cui sopravvive solo il 50 % del numero totale di lampade o il mantenimento del flusso luminoso
medio del campione passa sotto la soglia del 70 %, a seconda di quale condizione si verifichi prima;”

Quindi, si dice, tra le altre cose, che sotto la soglia del 70% del flusso luminoso della lampada, questa si considera aver cessato la propria funzione. In realtà, se per noi è accettabile un flusso inferiore, oppure se possiamo adattare la lampadina spostandola in un altro ambiente domestico dove risulti idonea, questa potrà ancora funzionare a lungo!

Stando a quanto detto sopra, i LED in commercio riportano tempi di vita tipicamente compresi fra 25000 ore e 50000 ore, ovvero circa 25 volte e 50 volte superiori rispetto alle lampadine a incandescenza.

NUMERO DI CICLI DI ACCENSIONE/SPEGNIMENTO

Per quanto riguarda il numero di cicli di accensione/spegnimento, detti più semplicemente cicli di accensione, sempre il Regolamento UE 1194/2012 stabilisce che le nuove lampadine a LED in commercio dovranno avere un numero di cicli ≥ 15’000 se la vita nominale della lampada risulta ≥ 30’000 ore, altrimenti, deve risultare ≥ a metà della vita nominale della lampada espressa in ore.

Batteria_Muscolosa

Bene, ora abbiamo una chiave di lettura per procedere all’acquisto delle nostre lampade a LED. Nel prossimo post faremo degli esempi con i prodotti attualmente in commercio, calcolando anche la convenienza economica della spesa!!

AGGIORNAMENTO DEL 09/10/2014

Tutti i contenitori delle lampadine a LED delle diverse marche contengono il dato sull’intensità luminosa, espressa in lumen, o sulla parte frontale o su quella posteriore, o da entrambi i lati.

Nello stesso tempo, le lampadine riportano comunque il dato relativo alla corrispondenza fra la potenza in W consumata dalla lampadina a LED e la potenza consumata dalla corrispondente lampadina a incandescenza, per cui, se vi trovate più a vostro agio con questa, potete ben prenderla come riferimento.

Per quanto riguarda la temperatura di colore, sulla confezione della lampadina, potrete trovare sia l’indicazione “luce bianca calda/fredda/neutra”, sia il valore espresso in gradi Kelvin, quest’ultimo talvolta solo sul retro e non nella parte anteriore.

E’ possibile verificare quanto sopra andando in un qualsiasi negozio che vende lampadine a LED. Qui sotto riportiamo alcune foto esemplificative, ci scusiamo per la scarsa qualità:

 

LED1 LED2_1 LED_2_2
LED_3_1 LED_3_2