In occasione della riunione dell’Assemblea ordinaria del 30 marzo, le Sentinelle dell’Energia hanno affrontato tra le altre cose il tema del referendum del 17 aprile, decidendo infine di sostenere e promuovere il voto del SI.

La vittoria del SI al referendum avrà come effetto diretto quello di impedire la proroga delle concessioni di estrazione di gas e petrolio alle piattaforme operanti entro le 12 miglia marine dalle coste italiane.

Oltre a questo effetto diretto, vi sono poi delle ripercussioni indirette non secondarie, che cercheremo di esporvi qui di seguito.

Il testo qui riportato è tratto dal verbale dell’associazione, che può essere recuperato per intero sul nostro sito internet alla pagina contenente i verbali delle riunioni dell’associazione

http://www.grupposelene.net/trasparenza-associazione/.

Adesione Coordinamento Marchigiano “Vota SI per fermare le trivelle”

In occasione della riunione dell’Assemblea Ordinaria delle Sentinelle dell’Energia del 30 marzo, si è assistito ad un confronto attivo e fruttuoso in merito alla possibilità per l’associazione di aderire al coordinamento marchigiano “Vota SI per fermare le trivelle”, a partire dal documento preparato da un socio, condiviso con i presenti e riportato all’Allegato I, che cita numerosi articoli recuperati dalla rete. Due soci esprimono le proprie perplessità in merito alla effettiva sostenibilità ambientale connessa alla scelta di non prorogare indefinitamente le concessioni di estrazione per le piattaforme già operative entro le 12 miglia marine. La motivazione addotta è che la mancata concessione di ulteriori proroghe all’estrazione di gas e petrolio dalle piattaforme già autorizzate e con autorizzazione prevista in scadenza prevalentemente tra il 2024 e il 2027 comporterebbe per le società interessate la necessità di installare altre piattaforme e di effettuare altre trivellazioni, determinando un maggiore impatto ambientale complessivo.

Di fronte a questa osservazione del tutto legittima, un socio, sulla base delle informazioni riportate negli articoli referenziati e dopo aver contattato i referenti del Comitato No Triv Pesaro per ulteriori chiarimenti, fa notare che:

2.1. la proroga delle concessioni per un tempo indefinito fino all’esaurimento delle disponibilità di gas e petrolio dai pozzi non è legittima, perché, come fatto notare dal costituzionalista Enzo di Salvatore, contravviene alla Direttiva europea 94/22/CE (recepita in Italia con il D. Lgs. 25 novembre 1996, nr. 625), violando i principi di concorrenza nel libero mercato

http://www.rinnovabili.it/ambiente/idrocarburi-in-mare-lavoro-333/?utm_medium=facebook&utm_source=twitterfeed

2.2. in caso di proroga a tempo indefinito delle concessioni, è facile intuire come le compagnie potrebbero essere portate a non dichiarare l’esaurimento dei pozzi per non dover sostenere le spese di smantellamento delle piattaforme. Inoltre, mantenendo dei ritmi di estrazione relativamente bassi possono evitare di superare la soglia al di sopra della quale sono costrette a pagare le royalties per le estrazioni

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/19/trivellazioni-cosa-ce-dietro-quelle-condizioni-fiscali-troppo-favorevoli-concesse-ai-petrolieri-dallo-stato-italiano/2388100/;

2.3. quanto sopra detto è a maggior ragione plausibile se si tiene in considerazione che la quasi totalità delle piattaforme oggi giorno operative entro le 12 miglia ha da tempo superato il proprio picco estrattivo e ha attualmente una produzione relativamente bassa

https://aspoitalia.wordpress.com/2016/03/07/le-bufale-sul-referendum-del-17-aprile/

2.4. la possibilità per le società di fare ulteriori perforazioni è legata alla facilità ed economicità di ottenere concessioni in Italia, ma non è certo che la chiusura delle vecchie piattaforme ne comporterà l’installazione di nuove, considerata la crisi del settore. Al proposito, si riveda anzitutto il riferimento 2.2, circa l’economicità delle royalties. Per quanto riguarda la crisi del settore, si vedano sia il riferimento di cui al 2.1 (e l’articolo in esso linkato che riprende il rapporto della società di consulenza Deloitte (http://www.rinnovabili.it/ambiente/trivelle-crisi-compagnie-fallire-333/), sia il riferimento di cui al 2.2, con particolare riguardo alla sezione “POSTI DIMEZZATI: TROPPI RISCHI PER CHI INVESTE”, sia ancora, da ultimo, il riferimento specifico alla dibattuta situazione nel ravennate, dove la stessa associazione ravennate operatori offshore (ROCA) evidenzia il calo di posti di lavoro nel settore, non imputabile al referendum;

Resta comunque il fatto che, nell’ipotesi che alla chiusura di una piattaforma ne venisse installata una nuova, l ‘impatto ambientale sarebbe effettivamente maggiore, ma come riportato sopra, questo evento non ha un’alta probabilità di accadere.

D’altra parte, superando la questione suddetta, che abbiamo definito in sede di riunione di tipo “tecnico- ambientale”, è presente altresì una forte motivazione di carattere “politico” che porta un socio a esprimere il suo più convinto sostegno per il SI. Un socio infatti ritiene che il voto per il NO costituirebbe un sostegno troppo evidente per le lobby del petrolio ed un ostacolo troppo grande alla transizione energetica verso un’economia a basse emissioni di carbonio in Italia. A tal proposito, si consideri che:

2.5. lo Stato italiano con il D. Lgs. 28/2011 prima e con il Decreto Ministeriale dello Sviluppo Economico del 5 dicembre 2013 ha previsto l’introduzione di incentivi per la produzione nazionale di biometano, un vettore energetico rinnovabile prodotto dalla digestione anaerobica di biomasse fermentescibili (in particolare rifiuti organici alimentari e scarti agricoli e agroindustriali), che costituirebbe una valida alternativa al gas naturale e che ha un potenziale produttivo ben superiore al tasso di estrazione annuo nazionale di gas (8 miliardi di metri cubi contro i 2 miliardi circa di metri cubi di gas fossile). Tuttavia, il settore non è ancora partito perché mancano le norme tecniche che disciplinino le specifiche di qualità del biometano per la sua immissione nella rete del gas naturale e quelle per il suo utilizzo in autotrazione, nonché le regole tecniche per la connessione alla rete gas SNAM. Tutto questo naturalmente non senza il gioco ostruttivo delle lobby delle fossili

http://www.greenreport.it/news/gas-lalternativa-alle-trivelle-esiste-gia-col-biometano-4-volte-piu-gas-dalle-piattaforme/?utm_medium=facebook&utm_source=twitterfeed

2.6. lo stesso articolo citato al 2.5 evidenzia come il potenziale occupazionale del settore dl biometano è quattro volte superiore rispetto a quello delle piattaforme petrolifere, con 12’000 posti di lavoro contro 3’000;

2.7. con riferimento al potenziale occupazionale, non bisogna inoltre escludere che anche gli altri settori collegati alle rinnovabili possono giocare un ruolo fondamentale nel creare occupazione.

Collegato a questo, occorre osservare che rinunciare al gas e al petrolio delle piattaforme entro le dodici miglia – che coprono complessivamente e rispettivamente solo circa il 2% e lo 0,8% dei consumi annui nazionali – non deve portare a pensare che dovremmo importarne di più dall’estero, ma al contrario deve portare a pensare di convertire l’economia verso energie rinnovabili, storage elettrico, efficienza e risparmio energetico. Si consideri infatti che

      • non è vero che le rinnovabili beneficiano di troppi incentivi, essendo ormai appurato che le fonti fossili, tanto in Italia quanto nel mondo beneficiano, con 550 miliardi di dollari l’anno nel mondo (fonte International Energy Agency), oltre quattro volte gli incentivi che vanno alle rinnovabili, e che gli stessi incentivi andrebbero moltiplicati quasi per dieci (5300 miliardi di dollari l’anno secondo il Fondo Monetario Internazionale), se solo si tenessero in considerazione le esternalità negative su ambiente, salute e clima che queste comportano

        http://www.repubblica.it/ambiente/2016/03/24/news/rapporto_greenpeace_rinnovabili-136213867/

      • (l’articolo di cui sopra evidenzia inoltre che il calo degli incentivi alle rinnovabili degli utlimi anni in Italia ha portato solo per il settore eolico alla perdita di 4’000 posti di lavoro)

http://www.qualenergia.it/articoli/20151110-iea-alle-fossili-550-mldanno-di-sussidi-4-volte-pi%C3%B9-che-alle-rinnovabili

giova ricordare quanto riportammo in un nostro post recante l’approvazione, in data 18 settembre 2014 da parte delle Commissioni congiunte VII Ambiente e X Attività Produttive della Camera, del documento finale relativo alla indagine conoscitiva sulla Green Economy (http://www.camera.it/leg17/824?tipo=A&anno=2014&mese=09&giorno=18&view=filtered_scheda&commissione=0810#), deliberata in data 30 ottobre 2013, dove “Uno schema riassuntivo evidenzia come per miliardo di euro investito la riqualificazione energetica degli edifici garantisce oltre 15mila posti di lavoro, gli interventi contro il dissesto idrogeologico 7mila posti, in energia solare 3000 posti, in grandi opere o in fonti energetiche fossili o impianti a biogas speculativi(esistono anche quelli non speculativi, n.d.a.) 500 posti di lavoro, 36 volte meno rispetto al risparmio energetico.”

2.8. ultimo ma non per importanza, è bene riconoscere come portare avanti la transizione energetica debba provenire anzitutto da un forte impegno politico, come dimostrato da Paesi quali la Danimarca e la Svezia e dai loro obiettivi di diventare 100% rinnovabili al 2050 (la Danimarca 100% al 2035 per quanto riguarda energia elettrica e riscaldamento)

In base alle motivazioni sopra esposte, i soci concordano di rielaborare l’articolo con il quale si intende comunicare alla cittadinanza l’adesione al Coordinamento Marchigiano in favore del voto del SI al referendum del 17 aprile, impostandolo secondo quanto testé riportato. Il titolo dell’articolo sarà “Le Sentinelle dell’Energia sostengono il voto del SI per il referendum del 17 aprile”.